America Latina dei fratelli D’Innocenzo

Massimo vive a Latina in una grande villa isolata con la sua famiglia. Dentista affermato e amorevole padre di due angeliche figlie, Massimo è accompagnato da una moglie dolce e premurosa che cura anche le sue ferite personali di figlio non voluto. Un giorno, per caso, l’uomo scende nello scantinato e scopre un terribile segreto. I fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, già autori di La terra dell’abbastanza e Favolacce, tornano a far parlare di sé con un film di tutt’altro genere rispetto ai precedenti. America Latina, il cui titolo fuorviante ed enigmatico gioca con lo spettatore nella risoluzione di un grande mistero, si apre con immagini confuse, velocizzate, in rewind. Poi entriamo nel mondo e nella testa di Elio Germano, attore formidabile che con i gemelli registi ha già collaborato in un ruolo devastante in Favolacce, qui chiamato a interpretare un personaggio apparentemente ligio al dovere, serio e integerrimo, profondamente legato ad una famiglia che rappresenta l’ideale per antonomasia.

Un tesissimo thriller psicologico che guarda al cinema internazionale

Ma tutto questo viene turbato dal plot twist che i fratelli piazzano pressappoco durante i primi minuti, dimostrando in un certo senso di saper prendere a piene mani dal grande cinema internazionale (lo scantinato alla Parasite in netta contrapposizione con la villa ricchissima e bellissima ne è un esempio) per reinventare, ancora una volta, il nostro. Ne nasce un tesissimo thriller psicologico, fatto di attese e sensazioni tirate come una corda di violino. Protagonista di molte inquadrature è la testa calva di Elio Germano, spesso filmata di spalle, a dare un senso di forte immedesimazione col personaggio e un importante punto di vista che sarà utile ai fini della trama. Poi le luci, dapprima chiare e accoglienti, virano verso tagli più minacciosi, dal verde al rosso neon. Anche le musiche svolgono il loro compito di aumentare la paranoia crescente grazie alle tracce composte dai Verdena, noto gruppo musicale rock, che scelgono un mix straniante.

Lo scantinato: simbolo di una coscienza nascosta

Da padre realizzato, Massimo si ritrova prigioniero di un incubo di cui non sa il motivo: come sotto amnesia, il personaggio deve ricostruire i suoi ricordi e capire che cosa lo ha portato in quella specifica situazione. Non si tratta di una trama completamente originale, così come non lo è il finale, ma quello che colpisce di America Latina è il modo in cui i D’Innocenzo esplorano un genere e lo fanno loro, attraverso una messinscena semplice, ma in costante ricerca di sperimentazioni. La paura è costantemente presente come un’ombra ma non supera mai un certo limite, dando modo allo spettatore di impressionarsi dell’ignoto (bastano pochi suoni, fastidiosi e strazianti, ad insediare un terrore innato). Inoltre, ancora una volta per i fratelli tema fondamentale diventa la famiglia e il bisogno di affetti: non a caso il protagonista soffre delle mancate attenzioni di un padre spietato, e non a caso il suo nucleo è composto da sole femmine, tutte meravigliosamente legate a lui. Al di fuori della villa, il mondo è presentato come spento, mediocre; anche gli amici sembrano celare qualcosa. In questo senso, la villa stessa assume una connotazione metaforica, come se fosse un’appendice dell’interiorità di Massimo. Lo scantinato, che gradualmente si allaga, diventa simbolo di una coscienza nascosta, mentre i piani superiori della villa riempiono tutto lo spazio restante. Solo alla fine il puzzle quadrerà, portando lo spettatore a voler ricominciare la visione per rivedere il tutto con occhi nuovi.

In definitiva, un film che scuote e cattura, perfetto simbolo del cinema dei D’Innocenzo: scomodo, enigmatico, complesso anche nella spontaneità con cui i due registi lavorano. Un’illusione che comincia fin dal titolo e persino dalla locandina.

Alessandro Leoni

Alessandro Leoni

Sono nato a Faenza nel 1993. Mi sono diplomato presso l’istituto tecnico agrario “G. Scarabelli” a Imola, e al momento studio Tecnologie Alimentari presso l’Università di Bologna – Sede di Cesena. Sono attore nella compagnia teatrale “Amici dell’Europa” da circa una decina d’anni nell’ambito prosa; ho fatto esperienza anche nell’operetta e nel musical collaborando, tra gli altri, con la “Compagnia del Cancello”. Nel tempo libero mi interesso di cinema, di cui sono molto appassionato, e pratico kung fu.

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