A Faenza torna Tesei: il mentalista in grado di “far accadere le cose”

Torna a Faenza Francesco Tesei, il mentalista più importante d’Italia, colui che è in grado di “fare accadere le cose”. Andrà in scena martedì 26 gennaio alle ore 21 al Teatro Masini. Dopo il successo della serie tv per Sky e il suo precedente show Mind Jugglers, Francesco Tesei si cimenterà sul palco con nuovi esperimenti, nuovi giochi e magie della mente che metteranno al centro dell’esperienza teatrale i pensieri e le scelte degli spettatori stessi. Emozioni, ironia e stupore da vivere insieme al mentalista più importante d’Italia, alla scoperta di quegli “incantesimi della mente” che getteranno una nuova luce sul concetto stesso di fortuna.

Un percorso alla scoperta delle potenzialità della mente

Una delle cose più belle dello spettacolo, è la grande empatia che si viene a creare tra Francesco Tesei e il suo pubblico. Durante lo show Tesei, spiega, non tutto ovvio, come è possibile riuscire indovinare l’ultimo libro letto da uno spettatore scelto casualmente dal pubblico. Il mentalista non si pone infatti come un prestigiatore che vuole “fregare” lo spettatore, spacciando di possedere dei superpoteri. Come un professionista, cerca di coinvolgere ogni singola persona presente all’interno dei meccanismi della mente, accompagnandola in un percorso che, prima di tutto, avviene dentro di sé, alla scoperta della natura umana del pensiero.

Per conoscere meglio il mentalista, riportiamo di seguito uno stralcio di una sua intervista apparsa sul sito di Sky:

Com’è nata questa tua passione per la conoscenza della mente?
Tutto parte dal mondo dell’illusionismo, in cui ho operato per anni. Ho cominciato da ragazzino, trasformando la mia passione in una professione all’età di vent’anni. Per quindici anni ho continuato a lavorare in quel mondo perché amavo più di ogni altra cosa stupire la gente. Poi ho scoperto la conoscenza della mente, che mi permetteva di stupire ancora di più la gente che mi stava davanti senza doverla illudere con trucchi. Entrare nella psiche di qualcuno dà molte soddisfazioni.

Hai fatto corsi o studi particolari?
A trentacinque anni ho deciso d’intraprendere un percorso personale di studi psicologici. Dico “personale” perché sono un autodidatta, non ho una laurea in psicologia. Mi sono iscritto al Milton Erickson Institute di Torino approcciandomi alla ipnoterapia e alla programmazione neuro linguistica. Mi sono specializzato sempre di più in ipnosi ericksoniana, un tipo di ipnosi conversazionale che si raggiunge parlando anziché utilizzando pendoli o stratagemmi simili. Utilizzando metafore, si riesce a portare l’interlocutore in uno stato ipnotico: questo è stato ciò che mi ha spinto a dedicarmi alla conoscenza della mente.

Credi che chiunque possa intraprendere la tua professione oppure una percentuale di talento naturale dev’esserci?
Non c’è alcun tipo di talento naturale né superpotere: in ogni puntata de Il Mentalista mi sentirete ribadire che non ho nessun potere sovrannaturale. Ci tengo a sottolineare che non si tratta di magia e che chiunque può approfondire e migliorare la comunicazione con sé e con gli altri.

I pro e i contro del tuo mestiere?
Tra i pro, spicca certamente la capacità di decodificare il non-detto. Noi tutti comunichiamo molto di più con il linguaggio paraverbale piuttosto che con quello che effettivamente esce dalla nostra bocca: espressioni e gesti dicono molto di più di quel che pensiamo. E spesso smentiscono quello che stiamo dicendo.

Il tuo lavoro dunque non differisce molto da quello di Cal Lightman di Lie To Me…
Niente affatto! È molto simile al suo. Tra i miei “libri di testo” c’è anche il vocabolario delle espressioni facciali stilato dallo psicologo statunitense Paul Ekman (al quale Cal Lightman s’ispira, n.d.r.). A differenza di Ekman e di Lightman, però, il Mentalista non è uno scienziato. Si tratta piuttosto di un artista che crea un’enorme suggestione che in primis dev’essere spettacolare e divertente. È come se io fossi un pittore che usa una tavolozza di tre colori primari: tecniche di comunicazione, psicologia e illusionismo. Dosandoli di volta in volta, creo il quadro finale da cui dovrà scaturire un’unica emozione: lo stupore. È quella la molla che genera la curiosità.

È lo stupore quindi la reazione tipica delle “cavie” alle quali leggi nel pensiero?
Di base c’è sempre lo stupore. Le mie “cavie”, come dici tu, sono sempre scelte in maniera totalmente casuale, non sono certo attori professionisti d’accordo con me. Anche perché sarebbero da Oscar! La spontaneità dipinta sui loro volti e lo sbalordimento dopo ogni esperimento sono una garanzia della assoluta veridicità dei miei esperimenti. Poi ciascuno ha reazioni diverse in base alla propria natura, alle sue passioni e al background da cui proviene; ciascuno vede ciò che faccio da prospettive diverse. Mi piace definirmi come “lo specchio attraverso il quale scopri qualcosa di te stesso”.

Credi nel paranormale?
No, perché la mia esperienza da illusionista mi ha insegnato che dietro a ogni fatto “paranormale” c’è in realtà un trucco.

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