A Faenza la ‘falegnameria aperta’ di Pierpaolo Martini

Riscoprire il piacere della competenza manuale in un corso di falegnameria che mette a disposizione della comunità le proprie creazioni: è questo che è possibile fare alla Bottega di falegnameria e restauro del maestro liutaio Pierpaolo Martini. Da qualche mese la bottega, con sede in via Sarti 14 a Faenza, ospita un “corso di lavorazione del legno” per imparare a usare gli utensili e per progettare e realizzare oggetti: sedie, panche e mobili o qualsiasi altra idea venga ai partecipanti. Nessun prerequisito necessario, se non la voglia cimentarsi in qualcosa di nuovo che metta per qualche ora da parte lo smartphone per impugnare invece uno scalpello, un pezzo di legno, e dare il via alla propria creatività. Un’idea che è venuta al titolare della bottega, su sollecitazione degli stessi clienti e dalla voglia di sviluppare anche a Faenza il concetto di ‘falegnameria aperta’ molto diffusa nelle grandi città dove spesso mancano spazi dove poter dedicarsi alla lavorazione del legno o al restauro.

Un corso per persone che vogliono apprendere il lavoro manuale

In un’epoca in cui gran parte della popolazione, per lavoro, si trova a stare per ore di fronte uno schermo, nasce poi la voglia di riscoprire la bellezza del lavoro manuale, e di vedere terminata grazie al lavoro delle proprie mani un’opera unica che, prima, era solo qualcosa di indistinto in materiali diversi. E così la bottega di Pierpaolo Martini si riempie di persone di estrazione diversa unite dallo stesso obiettivo: dalla studentessa universitaria al pensionato, passando per docenti e dipendenti pubblici. «Non c’è nessuno che non possa lavorare il legno – commenta Pierpaolo – è solo questione di tempo e di pazienza. Una delle cose belle che accade quando si fa queste attività è che si perde anche la dimensione del tempo: le due ore passano velocissime senza che tu te ne accorga».

Dai corsisti realizzate panchine che verranno donate alla collettività

Nel corso di dieci lezioni da due ore settimanali i partecipanti apprendono così l’uso della strumentazione di base: ci si arma così di scalpelli, trapani e rasiere, mettendosi all’opera, passo dopo passo, in nuove creazioni. «Quando ho pensato a un corso di primo livello, ho cercato di focalizzarmi su cosa la gente potesse avere normalmente a disposizione a casa, quindi sugli strumenti più semplici – spiega Pierpaolo – eppure, già con questi strumenti, lavorando in squadra è possibile costruire già oggetti di una certa importanza come una panchina». E, una volta terminata, Pierpaolo ha proposto ai corsisti di donare le loro realizzazione alla comunità. «Tutti i corsisti hanno accettato con entusiasmo la mia proposta. Realizzeremo diverse panchine e una, per esempio, verrà posizionata a Castel Raniero, in una posizione panoramica: l’unico vincolo che ho dato era infatti che dalla panchina si potesse ammirare la bellezza del Creato».

C’è chi riscopre la passione per il legno in tarda età, Pierpaolo invece aveva le idee chiare fin da piccolo. «La passione del legno mi è nata già da bambino in seconda elementare – racconta il liutaio – quando mi hanno regalato un traforo; poi in quegli anni in parrocchia abbiamo costruito una casetta in legno per i terremotati in Friuli; mi considero davvero fortunato ad aver trovato la mia vocazione fin da giovane: io e il legno ci siamo letteralmente trovati, e mia mamma mi ha sempre sostenuto in questo. Da lì è partito un percorso che mi ha permesso di diventare liutaio; allo stesso tempo, anche insegnare quest’arte mi rende molto felice».

Pur lavorando da solo, Martini è dovuto stare fermo durante il lockdown a causa del codice Ateco

E la sua attività, come tante altre, ha dovuto superare una prima fase di chiusura durante lockdown. «Sono stato fermo due mesi – ricorda l’artigiano – infatti, paradossalmente, pur lavorando da solo in un luogo isolato, non potevo lavorare perché il mio codice Ateco non era tra quelli che consentivano di svolgere l’attività. Al di là di queste assurdità burocratiche, che ho accettato, ho la fortuna di essere da solo e senza dipendenti, e con la sospensione di alcune tasse da parte dello Stato me la sono cavata. Certamente ho perso diversi clienti perché, al momento della riapertura, non ho potuto accettare nuovi lavori perché ero ancora indietro con i vecchi. In tutto questo scenario, non credo siano possibili nuove chiusure totali nel nostro settore come quelle del marzo scorso». E a dare fiducia nel futuro sono proprio quelle panchine dalle quali ognuno di noi potrà ammirare il Creato, ricordandoci nonostante i tempi difficili la tanta bellezza che c’è nel mondo.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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