310 donazioni di sangue e ora in pensione: la storia di Guido

Donatore di sangue dal 1980 oggi, meritatamente, “in pensione. ” E’ la storia di Guido Salvadori di Bertinoro (Forlì-Cesena), iscritto all’Avis comunale di Ravenna dal 6 aprile 1980, che ha terminato una settimana fa, a quasi 70 anni di età e con 310 donazioni all’attivo, la sua carriera di donatore di sangue e di plasma.

“Donare sangue mi faceva sentire bene”

“Mi faceva sentire bene”, ha detto Guido intervistato dall’edizione locale del Resto del Carlino. “Era l’aprile del 1980, avevo 28 anni – racconta al quotidiano – Mi trovavo a Sant’Antonio di Ravenna e vidi un’autoemoteca. Decisi di provare: da allora non ho più smesso”.

“Ho lavorato a lungo a Ravenna e ho sempre trovato più comodo donare lì. Lo facevo normalmente alle 7 del mattino, prima di andare al lavoro. Mi dispiace un po’ dover interrompere le donazioni per sopraggiunti limiti di età, ma le regole sono regole – aggiunge – Va poi detto che le donazioni di sangue sono davvero alla portata di tutti. Io non ho mai percepito alcun affaticamento: non ho mai ad esempio dovuto saltare un giorno di lavoro, anche se non facevo mestieri faticosi come il carpentiere o il muratore. Ad ogni modo in questi anni ha percepito il fisico adattarsi al ritmo delle donazioni. Sentivo che erano trascorsi i tre mesi regolamentari senza neppure dover guardare il calendario”.

“Donare con fa male, anzi: fa un mucchio di bene”

“La storia del signor Guido con 310 donazioni all’attivo, ogni tre mesi, se non altro dimostra che donare non fa male, anzi fa un mucchio di bene sia ai donatori – tenuti costantemente sotto controllo per il loro stato di salute con le analisi – ma soprattutto fa bene a chi il sangue lo riceve”, soprattutto in questi giorni in cui si registrano “criticità” importanti. Così Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue commenta la notizia rilanciando l’appello a donare. “Così come è un diritto del paziente ricevere sangue, è dovere nostro donarlo, soprattutto in questo periodo – spiega De Angelis – Proprio di ieri ad esempio la richiesta pressante dalla Sardegna, dove non riescono ad averne in sufficienza per le trasfusioni croniche”. Il signor Guido “dà un messaggio fondamentale, in questi giorni soprattutto, e in particolare per i giovani. Per uno in ‘pensione’ a 70 anni ce ne vorrebbero altri due che entrano nel circuito delle donazioni – rilancia De Angelis – La situazione in questo momento è molto critica. Donare certamente non fa male e fa bene sia al donatore sia ai pazienti che in questi giorni hanno molto bisogno”.

Avis Ravenna: “In tanti devono ringraziare Guido”

Nei giorni scorsi ha ringraziato pubblicamente Guido su Facebook l’Avis provinciale di Ravenna. “Nell’arco di questi anni sono tanti gli ammalati che lo possono ringraziare per aver avuto, grazie alle sue donazioni, garantito il diritto alla vita. Grazie Guido – si legge nel post corredato di foto – Ma grazie anche a tutti i donatori che quotidianamente e con costanza donano questo prezioso farmaco, indispensabile per curare tante malattie e produrre altri farmaci salvavita. Ciò che doni rimarrà tuo per sempre”.

Francesco Ghini

Vivo a Faenza e mi occupo di ricerca biomedica e comunicazione scientifica. Ho conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare presso l'Istituto Oncologico Europeo di Milano e numerose partecipazioni a conferenze internazionali come speaker. Parallelamente, ho seguito come direttore artistico la realizzazione dell'evento Estate di San Martino a Piacenza (2012 e 2013) e ho maturato una forte esperienza nell'ambito della comunicazione e dello storytelling. Nel 2014 ho aperto Buonsenso@Faenza e da questa esperienza, nel 2018, è nata l'agenzia Buonsenso Comunicazione. Amo il teatro, i film di Cristopher Nolan, i passatelli e sono terribilmente curioso.

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