Al via Senza Confini: il laboratorio di teatro per abbattere ogni tipo di barriera

Il teatro come un luogo in cui abbattere le barriere. E non solo la “quarta parete” – quella che divide l’attore dal pubblico – ma anche, soprattutto, le barriere sociali, culturali e razziali. Sono questi gli obiettivi della nuova edizione 2016-2017 di Senza Confini, il laboratorio di teatro partecipato del Teatro Due Mondi per non-attori e attori. Gli incontri, che partiranno dal 29 settembre 2016,  si svolgeranno tutti i giovedì sera dalle 20 alle 22 alla Casa del Teatro di Faenza (via Oberdan 7/A).

Teatro Due Mondi: “il teatro come mezzo per incontrare l’altro”

“Da più di cinque anni – raccontano gli organizzatori – il nostro teatro incontra i profughi e i richiedenti asilo che vivono nel nostro territorio: ogni volta è una forte esperienza di scambio tra l’Europa e il Mondo“. Nell’ottica del Teatro Due Mondi il laboratorio Senza Confini si propone come un luogo di relazione aperto, dove i cittadini si mettono in gioco attraverso il teatro per utilizzare lo strumento artistico come modalità di espressione del proprio pensiero, delle proprie istanze e proteste. “Qui si incontrano persone di diversa provenienza – proseguono gli organizzatori – lingua e cultura con l’obiettivo di costruire delle Azioni di strada su temi che riguardano il nostro vivere come cittadini del mondo. Il teatro costituisce, in questa visione, una concreta e incisiva modalità per dialogare con la città su questioni di grande attualità ed un mezzo efficace di comunicazione fra e con gli individui: ci offre la possibilità di incontrare l’altro, ci stimola ad aprirci, ad abbattere barriere e pregiudizi e ad impegnarci”.

Senza Confini: nel 2015-16 coinvolti una cinquantina di richiedenti asilo

Nella scorsa edizione 2015-2016 si sono avuti in totale, da ottobre a maggio, 28 incontri a cui hanno  partecipato circa 75 persone di diverse nazionalità. In accordo con le associazioni che in città si occupano di accoglienza dei migranti, hanno preso parte al laboratorio una cinquantina di profughi e richiedenti asilo ospitati sul territorio, trovando uno spazio di relazione e socialità nuovo e fruttuoso. La composizione multiculturale del gruppo (europei, asiatici e africani) diviene per tutti una palestra di incontro tra culture e lingue differenti.

 

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