Paolo Cavina (Insieme per cambiare): “Crediamo nel valore di Faenza”

Per il dossier “Comunali 2015 – Faenza 500 giorni dopo” realizzato da Buonsenso@Faenza abbiamo intervistato Paolo Cavina, componente del consiglio comunale della lista civica Insieme per Cambiare. Con lui abbiamo affrontato diversi temi sull’amministrazione della città di Faenza: Unione dei Comuni, ospedale, integrazione, lavoro e giovani. Buona lettura

Che voto dà Paolo Cavina da 1 a 10 all’azione portata avanti da Giovanni Malpezzi e dalla sua Giunta in questo inizio di secondo mandato?

Darei 6,5. Questo è un periodo di scarsità di finanziamenti da parte dello stato centrale e in assenza di questi finanziamenti poter svolgere la propria azione amministrativa non è facile. Tuttavia pur con poche risorse si riesce a fare un buon lavoro, sufficiente all’opera amministrativa. È un 6,5 speranzoso, un incoraggiamento a migliorare.

Secondo Paolo Cavina qual è l’aggettivo che meglio descrive Faenza nella sua situazione attuale?

“Apprezzabile”. Apprezzabile è lo sforzo che la giunta Malpezzi ha fatto in questi anni per riuscire ad abbassare il debito e cercare di mantenere i conti in regola. Apprezzabile è il contributo che la nostra lista civica Insieme per Cambiare ha dato all’azione amministrativa con idee e suggerimenti utili al miglioramento della vita nella nostra città. Apprezzabile il patrimonio storico culturale che la nostra città offre ai turisti. Apprezzabile è lo sforzo che molti cittadini fanno nei parchi, per le strade, nelle scuole, nei parcheggi giornalmente e gratuitamente per mantenere pulita e decorosa la nostra città. Apprezzabile sono tutte le società, associazioni e rioni che promuovono le loro attività a favore dei cittadini, ragazzi e anziani.

Come immagina Faenza nel 2020?

insieme per 2Sicuramente una città in movimento, con migliori attrazioni per il turismo e con migliori opportunità per i nostri ragazzi. Poi sono speranzoso che possa ripartire in positivo l’economia delle nostre piccole aziende, agricole, artigiane, commerciali, di servizi, che stanno passando un momento non facile. Noi come lista civica stiamo incontrando le associazioni di categoria per capire le loro esigenze e per poter poi dare suggerimenti all’azione amministrativa con interventi mirati e vicini alle imprese. Ci aspettiamo una Faenza più sicura e pronta a perfezionarsi. Crediamo nella squadra di maggioranza anche se ci sono idee diverse. Vogliamo nel 2020 una Faenza più vincente: per il bene della comunità bisogna cominciare a lavorare bene. Se dobbiamo rilanciare Faenza nel turismo, nello sport e in altri settori, è dannoso offrire un’immagine negativa attraverso i media: non si può apparire sulle tv nazionali (come accaduto di recente) e parlare male di Faenza, è un autogol. Abbiamo rispetto per le opinioni altrui e per la stampa, ma pensiamo che mettere in luce solo le criticità sia controproducente e disattivo. Crediamo in un messaggio positivo, in una Faenza più ottimista. Noi crediamo nel miglioramento della nostra città in maniera attiva.

“Sull’ospedale stiamo lottando tutti per il bene comune”

Partiamo subito da uno dei punti di forza che avete sottolineato di questa amministrazione: il ridimensionamento del debito. Di che cifre stiamo parlando?

IMG-20170121-WA0000L’attuale amministrazione è figlia della predente e si porta appresso il fardello del debito pregresso. Giovanni Malpezzi con l’aiuto di Insieme per cambiare è riuscito a contenere i costi. Da 70 milioni di euro di debito siamo passati a 40 milioni: è un risultato notevole. Ai cittadini può essere pesato qualche minore intervento, ma era opportuno utilizzare una gestione diversa e più oculata delle risorse economiche. In questo modo i debiti sono stati molto abbassati.

Uno dei temi caldi che hanno animato le ultime settimane è quello relativo alla sanità ed in particolare al mantenimento del punto nascite a Faenza. Le richieste del Pd, tramite le affermazioni del capogruppo Bosi e della consigliera Rontini, è di un mantenimento del presidio faentino ed anche di un suo potenziamento, evitando che i parti programmati siano deviati su Ravenna ma al contrario introducendo l’opzione del parto epidurale anche a Faenza. Perché il punto nascite in città è una vostra priorità e come valuta le affermazioni in merito al riordino ospedaliero dell’Ausl Romagna fatte dal dottor Tonini in Consiglio Comunale a Faenza?

Credo che la riunione che abbiamo avuto con Tonini abbia avuto effetti positivi. Alcune promesse sono state mantenute, mentre su altre ci stiamo lavorando. La pediatria e il punto nascite pare al momento siano salvaguardate, anche se nel lungo periodo dobbiamo stare con gli occhi aperti. La cosa che ci piacere sottolineare è che su questo tema siamo tutti uniti, sia maggioranza sia opposizione, e ci piacerebbe che questo non fosse strumentalizzato. Stiamo tutti lottando per il bene comune. Nel 2017 Insieme per Cambiare si farà carico di un progetto importante per l’ospedale: il pronto soccorso. L’ingresso al pronto soccorso è problematico e caratterizzato da lunghe attese: entri col codice giallo alle due del pomeriggio ed esci a mezzanotte. Noi abbiamo chiesto un incontro con la primaria del pronto soccorso per capire quali potrebbero essere le azioni politiche da intraprendere per potenziare servizio, per esempio con un medico in più, anche part-time. Il nostro limite – e al tempo stesso il nostro vantaggio – è avere l’ospedale in centro. Nessuno in passato ha potuto lavorare sulla struttura perchè è situata in centro: una posizione comoda per i faentini che possono raggiungerlo anche a piedi. Dobbiamo coccolarci il nostro ospedale centrale e impegnarci a migliorarlo.

In concreto cosa può fare Faenza per salvaguardare il proprio presidio ospedaliero?

OspedaleFaenza1La problematica nasce perchè giustamente a livello centrale si propone un assetto diverso. Anche i sindaci hanno compreso la strategia di Ausl di specializzare ogni comprensorio per alcune proprie specificità. I problemi sorgono con la pediatria: anche se non è specializzata il punto nascita è fondamentale. Il parto di routine non l’abbiamo perso, ma se Faenza farà in un anno solo 500 nascite e non 2mila il medico competente sul territorio non sarà mai luminare e metti a rischio il servizio. Si capisce allora che se anche il centro specializzato per i parti a rischio è ad esempio, a Rimini, per un Marradese diventa problematico raggiungerlo. Noi siamo in collegamento con il “Comitato Giù le mani dalla pediatria” e avremo un incontro a breve: è necessario però creare sinergie tra Faenza e Lugo per quanto riguarda la pediatria.

Paolo Cavina: “L’Unione dei Comuni va nella giusta direzione”

Venendo ad un altro tema di gestione a livello sovracomunale, le opposizioni sembra siano sempre più contrarie al conferimento di tutte le funzioni nell’Unione dei Comuni, dal momento in cui sarebbe da una parte più difficile mantenere il rapporto con i cittadini (non essendo né il Consiglio dell’Unione né la Giunta direttamente eletti) e dall’altra affermando che non vi sarebbe un piano strategico per lo sviluppo dei servizi che sono gestiti a livello sovracomunale. È così o c’è una strategia dietro? Che ruolo deve giocare Faenza rispetto agli altri cinque comuni dell’Unione?

Lo stemma dell'Unione della Romagna faentina: sei esagoni a rappresentare i sei Comuni: 3 di pianura e 3 di collina
Lo stemma dell’Unione della Romagna faentina: sei esagoni a rappresentare i sei Comuni: 3 di pianura e 3 di collina

Secondo noi il ruolo dell’Unione dei Comuni è strategico. Il riordino territoriale intrapreso va nella giusta direzione. Obiettivo fondamentale è una condivisone di una visione strategica di tutti i sei comuni della Romagna faentina. Obiettivo centrale deve rimanere vicinanza ai cittadini e noi crediamo che anche all’interno dell’Unione un cittadino abbia comunque ruolo primario. Qualche perplessità sulla democraticità dell’ente possiamo manifestarla anche noi, ma essendo cosa nuova ha bisogno di rodaggio: verranno fuori idee e proposte per mantenere la democraticità di questa istituzione. La democrazia deve essere base di tutto.

Faenza trarrà vantaggi da questa Unione?

Difficile vedere i primi vantaggi in un anno: è chiaro che la parte del leone la fa Faenza, e quindi qui sarà più difficile vedere un immediato beneficio. I Comuni più piccoli invece hanno immediatamente più vantaggi: più polizia, più personale, più risposte immediate negli uffici competenti. Anche il fatto di un unico Rue porterà vantaggi tutti quei territori di confine, che possono presentare regole diverse. Sicuramente questo riordino porterà vantaggi. Noi crediamo nella fusione del domani. È domani che avrà vantaggio a Faenza: la città più grande ha più rappresentanze. Crediamo che nostra provincia sia d’esempio. In tutto questo c’è anche un risparmio politico: Insieme per cambiare sottolinea che un consigliere comunale prende meno di un migliaio di euro all’anno, invece la rappresentanza all’interno dell’Unione dei Comuni è gratuita.

Uno dei temi su cui vi state impegnando in consiglio comunale è quello della sicurezza, di cui si era molto dibattito in campagna elettorale. Cosa intende Insieme per Cambiare per avere più sicurezza?

Intendiamo come sicurezza il senso civico delle persone a poter dire la verità in maniere immediata, ossia fare la denuncia. Legato a questo c’è la videosorveglianza. Noi abbiamo presentato una mozione dove chiediamo l’istallazione di ancora più videocamere in rete con le forze di polizia. Più sicurezza è anche il servizio di Tam Tam: gruppo di vicinato dove chiunque vede qualcosa o nota qualcosa di sospetto può subito fare segnalazione che arriva subito a tutti i componenti del gruppo. Vediamo questo servizio positivo soprattutto nelle zone fuori centro storico e nelle campagne. Vuol dire prevenire un furto. Al momento siamo attorno a una ventina di gruppi, il più numeroso composto da 176 famiglie.

Quale è il giudizio di Insieme per Cambiare sulla gestione Rom e sul progetto portato in atto nei mesi scorsi sulla Fondazione Romanì?

rom_faenzaMi piacerebbe che tutti fossimo uniti per trovare una soluzione su questo tema invece di trovare capri espiatori. A parte qualcosa che secondo noi è migliorabile, l’amministrazione fa di tutto per cercare di rendere l’integrazione un valore. Non è facile. Anche se tu facessi da oggi a domani il cambio di poltrona non cambierebbe molto. Mi piacerebbe capire cosa farebbe l’opposizione sul tema rom: ci sono ordinamenti statali e della Prefettura che impongono certe procedure. Mi piacerebbe che fosse sempre comunicato il vero. Insieme per Cambiare è ovvio che avverta difficoltà e noi vorremmo migliorare la situazione ma risulta difficile. Quello della Fondazione Romanì è un progetto che abbiamo ereditato: un trasferimento di conoscenze per iniziare un diverso tipo di dialogo con queste famiglie. I nostri servizi sociali sono competenti ma c’è mancanza di personale: è chiaro che con più soldi e personale riusciremmo a fare di più, ma la coperta è corta. C’è tanto da lavorare. Era emersa la possibilità di fare un tavolo allargato per dedicarsi al problema, ma poi la minoranza si è tirata indietro. Insieme per Cambiare rimane pronta ad aprire tavoli di discussione per trattare il tema seriamente.

Legato a questo tema c’è anche quello dei richiedenti asilo. Quale è l’opinione di Paolo Cavina sulla gestione dell’Asp?

Insieme per Cambiare non è strettamente coinvolta, e ci fidiamo di quanto sta facendo l’Asp. Ci sono obblighi istituzionali. La nostra amministrazione la sua parte la sta facendo.

“Dobbiamo rimettere in moto le associazioni per rendere Faenza più bella”

Parlando di ambiente invece quali sono le proposte messe in campo da Insieme per Cambiare?

duomo-faenzaNoi vogliamo riavvicinare le persone alla nostra città, vogliamo tornare a farle voler bene al nostro centro storico e abbiamo bisogno di riqualificarlo. Ci sono tante idee che vengono dalle associazioni, bisogna cominciare a metterle in atto. Come attuare questa riqualificazione? Un’isola pedonale fatta bene, abbiamo lanciato car sharing, le colonnine elettriche, il porta a porta in borgo, sensibilizzato con educazione civica. Sul porta a porta sono più bravi i giovani: hanno un’altra mentalità sulla sensibilizzazione green. Fatto questo si potrà essere più appetibili anche a livello turistico. Serve impegno da parte di tutti, non solo da parte dell’amministrazione: bisogna rimettere in moto associazioni, i rioni, e tutte le attività del faentino che sono forti nel settore. La gente ha ancora voglia e passione per impegnarsi sul bene comune.

Parlavate della tutela dell’ambiente anche come un modo per rilanciare il turismo nella nostra città?

Faenza è una città di ceramica e di cultura, la nostra storia ci porta a essere potenzialmente un comune molto ricettivo. Qui ci affidiamo un po’ e crediamo che la nostra amministrazione abbia fatto del suo meglio per arricchire la nostra città anche dal punto di vista culturale. Crescendo turismo e cultura di pari passo crescono altri settori e si rimette in moto economia. Su questo stanno lavorando molto bene il sindaco Giovanni Malpezzi e il vice sindaco Massimo Isola e ora stiamo raccogliendo i frutti dopo sette anni di cammino: continuando così avremo una Faenza sempre più vincente.

I temi del turismo e della cultura si legano dunque a quello del lavoro…

Se crei una Faenza vincente e ricettiva, anche le piccole realtà imprenditoriali (molto importanti in Italia) si rilanciano. Insieme per Cambiare nel prossimo triennio metterà al centro il lavoro. Abbiamo iniziato a incontrare diverse associazioni di categoria. Crediamo anche nel forese, che una mano importante e non deve essere dimenticato: sono molte le attività che si muovono nel territorio per mantenere viva questa realtà. L’agricoltura nel faentino è un fiore all’occhiello, un territorio fiorente e unico in Italia che va tutelato. È chiaro che a livello nazionale questa tutela non c’è stata (come nel latte c’è stato un gran movimento, non è stato fatto altrettanto per la tutela delle pesche e nettarine, quando abbiamo miglior pesca e nettarina del mondo). Questa crisi del settore ha portato nel settore molte aziende a spostarsi. Eppure qui abbiamo un territorio fertile, fatto di aziende di brave persone. C’è un vero senso di imprenditoria, anche estetico se si guarda a come sono curati i nostri campi, sembrano giardini. Siamo grandi produttori di kiwi, stiamo diventando i numeri uno di susine e albicocche. Manca purtroppo un riscontro economico di questa ricchezza: tra costi di gestione e manodopera le spese sono altissime.

Come valuta Insieme per cambiare il risultato del referendum a Faenza?

Noi come lista civica avevamo dato ampia libertà sui nostri iscritti sul voto. Con una maggioranza di centro sinistra avere avuto risultato positivo a Faenza è un risultato positivo. Era l’occasione giusta per tentare un cambiamento nella politica impantanata che stiamo vivendo. È uscito un dato da rispettare, si tratta della volontà nazionale: l’idea è comunque quella di guardare avanti.

“Insieme per Cambiare mette al centro famiglie, giovani e sport”

Paolo Cavina,da quello che dice, Insieme per Cambiare sembra avere molto a cuore il rapporto con le associazioni.

IMG-20160922-WA0013Insieme per cambiare mette al centro questo trittico: famiglie, giovani e sport. Dobbiamo coinvolgere i ragazzi fin da piccoli, tenerli aggregati nell’attività sportiva e ricreativa. Questo vuol dire avere in futuro una società più sana che sicuramente avrà un impatto anche economico nella nostra realtà. Se salviamo i ragazzi dalle devianze sicuramente abbiamo già svolto un’opera importante. Le nostre società, sportive e culturali lavorano ogni giorno per fare questo e fanno un lavoro che è indispensabile. Ringraziamo gli imprenditori che credono nello sport. Ci sono esempi in altre città, come ad esempio la Benetton Treviso, che ha creato un modello di aggregazione sportiva. Crediamo in un pool di imprenditori che porti fruizione dello sport totale ai giovani: non solo calcio. A Faenza poi abbiamo Toro Rosso, Team Gresini: possono essere un punto di partenza anche per il turismo. Più che a effettivi risultati sportivi però, crediamo nei settori giovanili che aggregano, grazie ad imprenditori si possa riuscire a formare una specie di consorzio romagnolo per il bene sport.

Il problema delle tante associazioni virtuose nella nostra città sembra essere quello di non riuscire ad avere una progettazione comune…

L’unione fa la forza. Noi ce la metteremo tutta per unire le associazioni. Sappiamo che è difficile, ogni associazione ha il suo orticello ma se non ti metti insieme non ottieni grandi risultati. Ogni piccolo oratorio ha sua identità e difficilmente si riesce a vedere un progetto comune. Il nostro vescovo punta molto sull’unità pastorale, lui ha visto bene: è l’unione che fa la forza, che illumina le idee. È normale che chi fa volontariato porti avanti una sua vocazione. Bisogna cercare di far rimanere autonome le singole associazioni ma creare al tempo stesso una strategia di comune che dialoghi con l’amministrazione. Una sorta di consorzio: questa snellezza aiuterebbe.

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