Pain of Salvation – In the passing light of day

In una canzone meglio la tecnica o le emozioni? Ma perché scegliere quando posso avere entrambe! Unire una tecnica musicale fuori dal comune alla capacità di saper trasmettere emozioni. Suonare taglienti riff del più tipico dna metal accompagnandoli con le melodie ariose o con le ritmiche del prog anni Novanta. Ad amalgamare tutto questo una voce che non è semplicemente una voce, ma un vero e proprio strumento musicale ultra-versatile capace di accompagnare l’ascoltatore lungo un vortice di sensazioni autentiche, mai banali e che riescono letteralmente a entrare in sintonia con il nostro cuore e cervello. Dopo sei anni di silenzio compositivo con “In the passing light of day” sono tornati sotto i riflettori i Pain of Salvation, band svedese che probabilmente non in molti conosceranno ma che merita di avere un suo spazio tra le tante proposte musicali di oggi.

Una band che ha saputo unire al meglio tecnica ed emozioni

D’altronde la rubrica “Non solo recensioni” vuole mettere in luce film, band e libri che – pur non facendo parte del circuito mainstream – meritano di avere una possibilità in più verso il pubblico. Quella che segue non vuole essere tanto una recensione in senso stretto (non ha pretesa di competenza critica musicale come altre riviste specializzate), ma un invito all’ascolto per una band certamente insolita per gli standard musicali italiani. Una recensione che arriva anche come come operazione di risposta contro un certo tipo di musica che viene promossa (sigh!) anche sui canali “culturali” della nostra televisione. Perché quella che i Pain of Salvation compongono è Musica con la “M” maiuscola, in primis perché sono musicisti di primo livello e in secondo luogo perché la loro grande tecnica non è mai fine a sé stessa, ma sempre a sostegno di un discorso artistico e sempre alla ricerca di una propria originalità compositiva. Il loro ultimo album “In the passino light of day” ne è un’ulteriore conferma.

Pain of Salvation: una breve carta d’identità

Periodo di Attività? Dal 1991, ma dal 2012 ha avuto un forte cambio di line-up.

Genere? Progressive metal – anche se etichette e categorie con questo tipo di musica valgono solo fino a un certo punto: la sperimentazione è una costante e ogni album è letteralmente un viaggio a sé. E a seconda del viaggio che ci propongono si spazia dal metal al folk, fino alla musica classica e persino alla disco music.

Caratteristiche principali? Capacità tecnica di prim’ordine, complessità ritmica e lirica, un interprete dalla voce unica e dall’estensione vocale impressionante: sono questi alcuni degli ingredienti principali dei Pain of Salvation, band salita alla ribalta tra gli anni Novanta e Duemila innovando nel genere progressive. Il primo brano del loro album d’esordio “Entropia” era già esemplificativo in tal senso:

 

Nazione di provenienza? Svezia, e d’altronde questo tipo di musica non può che trovare spazio nei freddi paesi nordici. Al di là di semplificazioni geografiche che hanno pur sempre qualche traccia di verità (nord = buio e freddo = metal) è il diverso approccio alla cultura musicale dei paesi scandinavi che consente a queste “eccellenze” di emergere e avere spazio, senza bisogno di eccessivi compromessi. Band di questo tipo in Italia potrebbero anche nascere, ma chi darebbe loro lo spazio che meritano?

Migliori album? Come detto, ogni album è un viaggio speciale: nessun lavoro è uguale a quello precedente. Dalla critica, gli album della maturità sono considerati “The perfect element pt.1” (2000) e “Remedy Lane” (2002).

Ultimo album pubblicato? “In the passing light of day” che arriva sei anni dopo i due controversi “Road Salt” che avevano rappresentato una momentanea virata più sul lato blues rock rispetto a quello metal. Per questo c’era molta attesa per la nuova uscita. Per chi volesse saperne di più sulla band, la “bio” di Wikipedia è più che esauriente.

Daniel Gildenlow è il leader dei Pain of Salvation

pain of salvationFormazione? La band è capeggiata dal polistrumentista e cantante – ma sarebbe quasi il caso di definirlo artista a tutto tondo – Daniel Gildenlow, l’anima del gruppo e ideatore di tutti i concept album dei Pain of Salvation. Probabilmente tra i migliori cantanti metal-rock in circolazione, provare ad ascoltare per credere. Al suo fianco è accompagnato dal chitarrista Ragnar Zolberg, dal bassista Gustaf Hielm, dal tastierista Daniel Karlsson e dal batterista Léo Margarit.

Il nome della band? «Volevo un nome che significasse qualcosa, un nome che fosse qualcosa di più di una bella parola o un bel suono – ha scritto il leader Daniel Gildenlow – Per me, Pain of Salvation possiede il significato dell’equilibrio. Il legame che vi è tra il bene e il male. È anche una buona espressione per l’uso comune, quando qualcosa non va secondo i tuoi piani; “bene, è solo il dolore della salvezza” per indicare che è soltanto un passo indietro rispetto a quanto avevi stabilito per raggiungere il tuo obiettivo».

In the passing light of day (2017)

Musica con la “M” maiuscola si diceva, non certo musica d’accompagnamento o musica che si ascolta mentre si fa altro. Quella dei Pain of Salvation è una proposta musicale non facile al primo ascolto – come è normale che sia per la musica progressive, che ha bisogno di diversi ascolti per cogliere tutte le sfumature al suo interno e che, in certo senso, “non si esaurisce mai” -. Eppure fin dai primi minuti non ci si può non accorgere che siamo di fronte a qualcosa di originale e unico nel suo genere. Premessa: difficile cogliere appieno il linguaggio dell’album senza considerare il fatto che si tratta di un concept. Ovvero: tutte e dieci le tracce dell’album sono legate da una storia, da un filo conduttore. I temi trattati nei loro concept sono molteplici e riguardano soprattutto la sessualità, la guerra (e i suoi effetti sulla famiglia e sulla comunità), i disastri ambientali (come quelli causati dalle centrali nucleari), il disagio sociale (soprattutto sotto l’aspetto dell’incomunicabilità), gli studi di genere, la crescita dell’individuo e dell’umanità, la natura di Dio e dell’esistenza. Nella fattispecie le dieci tracce di In the passing light of day raccontano la vicenda umana di Daniel Gildenlow che nel 2014 ha contratto una rarissima forma di fascite necrotizzante che ha rischiato di mettere fine alla sua vita (una malattia abbastanza terribile, anche qui basta dare un occhio alla pagina wikipedia per farsi un’idea). Ecco allora che fin dalla prima traccia “On a Tuesday” veniamo catapultati brutalmente in quello che sarà il filo conduttore dell’album: una lotta per la sopravvivenza del protagonista all’interno dell’ospedale. Tra momenti di sconforto e di esaltazione, voci sussurrate e altre urlate, riff martellanti e synth moderni che ci conducono in un vortice di sensazioni.

Un gradito ritorno al progressive metal

Nonostante la ricerca che c’è dietro, “In the passing light of day” risulta un disco molto essenziale, apparentemente scarno, pochi (uno solo) gli assolo di chitarra. Niente è lasciato in più di quello che è necessario. Sofferenza e rinascita: questi i due poli su cui viaggia la natura dei dieci brani. Una struttura che si riflette anche a livello musicale. Come per altri dischi, nello stesso pezzo riusciamo a trovare momenti emotivi estremamente diversi che dialogo tra loro risultando sempre coerenti: la voce di Daniel Gildenlow è perfetta nel legare insieme le diverse parti delle canzoni. Il disco si conclude con i 15 minuti di pura emozione della title-track: nonostante la lunghezza del pezzo ogni secondo sembra perfetto nell’accompagnare lo spettatore verso quella salvezza che ha atteso per tutti i 70 minuti dell’album. Non si tratta di un album capolavoro della band, che forse il meglio di sé lo ha già dato nei dischi precedenti, ma un gradito ritorno che riesce a trasportarci in mondi in cui solo la musica è capace. Altro che comunisti col rolex, qui si parla di veri musicisti con la chitarra in mano. E con una voce che ha veramente qualcosa da cantare…

Pain of Salvation – In the passing light of day – Tracklist 
cd pain of salvaion1. On a Tuesday
2. Tongue of God
3. Meaningless
4. Silent Gold
5. Full Throttle Tribe
6. Reasons
7. Angels of Broken Things
8. The Taming of a Beast
9. If This Is the End
10. In The Passing Light of Day

 

 

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