Una mostra su Filippo Monti realizzata da giovani professionisti faentini

«Fare qualcosa che lui avrebbe apprezzato, in una forma che lui avrebbe gradito»: questo l’obiettivo degli organizzatori dell’esposizione “Abitare Monti”, che avrà luogo dal 14 gennaio al 5 febbraio negli spazi espositivi della Galleria comunale al voltone della Molinella. Un tributo all’architetto faentino Filippo Monti, classe 1928, protagonista della cultura cittadina dai primi progetti negli anni Sessanta e fino alla sua scomparsa nel 2015. Il cilindro vetrato blu del complesso di Santa Margherita, fra via Firenze e via Orto Bertoni; il palazzo delle Poste e l’espansione del Palazzo delle Esposizioni; i grandi complessi residenziali di Via Filanda Nuova e “Le Logge” in via Vittorio Veneto; il grattacielo di via Conte di Vitry (probabilmente la sua opera più controversa) … sono numerosissime le opere di Monti in cui ci si può imbattere in giro per le strade della città. Con l’obiettivo di farle conoscere ad un pubblico sempre più ampio è germogliato un progetto di “riscoperta” di Filippo Monti che, sotto la direzione dell’architetto Maria Tampieri, ha coinvolto altre realtà associative delle città, in primis la Fototeca Manfrediana ed il FabLab Faenza. Per scoprirne di più abbiamo deciso di parlarne con l’ideatrice, con l’architetto Elisa Bertoni e con Gian Marco Magnani della Fototeca.

Le parole d’ordine: coinvolgimento ed autonomia

Complesso residenziale le Logge - Cristiano Buffa
Complesso residenziale le Logge – Cristiano Buffa

«L’idea è nata circa un anno fa, quando è scomparso Filippo Monti» ci dice Maria Tampieri, introducendo la genesi del progetto. «Ho proposto di coinvolgere alcune associazioni culturali faentine giovani, attive in ambiti diversi e che potevano esplorare l’architettura da diversi punti di vista. L’obiettivo è stato quello di creare un gruppo multi disciplinare di fotografi, designer e giovani architetti, cercando di costruire un progetto che potesse svilupparsi in completa autonomia». Il tema scelto è quello della riscoperta e della promozione di un architetto che ci ha tenuto ad agire nel territorio faentino, mantenendo al contempo un approccio internazionale e scegliendo come riferimenti importanti architetti dell’epoca come Adolf Loos, Richard Neutra e Alvar Aalto (figure di spicco per l’international style della prima metà del Novecento). Anche per questo Filippo Monti è riuscito ad unire l’inserimento nel tessuto urbano faentino con la modernità: «molte delle sue architetture a Faenza – spiega Maria Tampieri – possono essere ritenute contemporanee ancora oggi».

Complesso residenziale Via Ferrari - Gian Marco Magnani
Complesso residenziale Via Ferrari – Gian Marco Magnani

Un artista che desta grande curiosità fin dal primo approccio: ce lo conferma anche Gian Marco Magnani, che rappresenta gli otto fotografi che hanno contribuito alla mostra. «Mi sono avvicinato a questo progetto perché il suo lavoro era sì sulla provincia, ma per niente provinciale: negli anni Sessanta e Settanta l’architettura non destava l’interesse che suscita oggi, ma lui ha deciso di portare su Faenza i suoi riferimenti. Al tempo stesso Filippo Monti era sempre fuori da ogni intellettualismo». Anche Elisa Bertoni è di questo parere, dal momento in cui Filippo Monti è rimasto fedele alle sue idee e portava avanti i propri progetti con la sua idea di architettura senza compromessi, a volte scontrandosi anche con le aspettative dei committenti. «Ancora oggi si possono riconoscere i suoi edifici, non perché li facesse con lo stampino, ma perché c’è un tocco suo inconfondibile. Inoltre progettava l’edificio nel minimo dettaglio, dalle superfici al dettaglio della balaustra. Insomma, una sorta di architetto-artigiano».

Casa Sassi - Marcherita Mercatali
Casa Sassi – Margherita Mercatali

La mostra “Abitare Monti” si concentra proprio sui progetti più emblematici dell’architetto, focalizzandosi su otto complessi abitativi e mettendo sotto la lente di ingrandimento edifici ancora oggi “vissuti” dai residenti. «L’idea iniziale dell’indagare la residenza è nata dalla vita che continua a scorrere nelle opere immaginate dall’architetto – spiega Maria – in questo senso l’architetto stesso continua a vivere e, per così dire, diventa eterno. Inoltre la maggior parte delle commissioni di Monti sono di questo genere, anche se a Faenza non mancano delle eccezioni – il palazzo delle Poste, l’ampliamento della ludoteca, alcune tombe di famiglia…». La molteplicità di casistiche esaminate non è però casuale, e gli organizzatori hanno scelto gli otto complessi per effettuate un’analisi complessiva delle diverse tipologie di case pensate da Monti, prendendole a coppie: casa in linea e grattacielo (via Filanda Nuova, via Conte di Vitry), modularità a diversa scala (casa di Ivo Sassi e condominio “Le Logge” su via Vittorio Veneto), case private (casa Rovelli in via Torino e casa Prati in via Oberdan) e due complessi (Santa Margherita, dove gioca su forme e colori, e poi via Ferrari, più regolare e stereometrico).

Un percorso di scoperta fra la fotografia ed il design

Filippo Monti, foto Mauro Benericetti
Filippo Monti, foto Mauro Benericetti

Un’altra caratteristica del percorso è la sua articolazione su due livelli di indagine: il fotografico ed il plastico. «Come Fototeca Manfrediana siamo stati coinvolgi a gennaio quando è partita l’idea del progetto: a me personalmente questa idea ha entusiasmato subito perché non conoscevo l’opera di Filippo Monti e mi incuriosiva molto – afferma Gian Marco, che ha tenuto i contatti per la Fototeca Manfrediana. – Inoltre per noi il tema dell’architettura urbana è sempre interessante da sviluppare». Gian Marco ci spiega come l’intenzione fin dall’inizio sia stata quella di fare un lavoro al di fuori dei canoni della fotografia classica, cercando di dare un taglio oltre il tecnicismo dell’architettura, esplorando l’idea dell’abitare. I fotografi hanno dato così un contributo più personale, ed ognuno di loro si è concentrato su un determinato complesso abitativo.

Per quanto riguarda il FabLab, i designer forniranno dei modelli apribili che permetteranno al visitatore di “scoprire” le progettazioni originali di Monti, con un’esperienza interattiva ed a 360 gradi. Un prezioso apporto che ha anche messo a proprio agio i membri della Fototeca: «Noi fotografi ci siamo sentiti molto alleggeriti dal fatto che fosse coinvolto anche il Fab Lab: la fotografia diventa meno esplicita e si può concentrare più sul dettaglio e sull’abitare, quando invece il modello rende in modo complessivo tutto l’edificio – confessa Gian Marco – Il modello inoltre non ha interferente ed isola completamente l’architettura, valorizzando gli spazi ed i volumi».

Questa molteplicità di approcci vuole rendere l’opera di Filippo Monti più di facile approccio per chi ad oggi non la conosce ancora. Secondo gli organizzatori infatti a Faenza fra i non addetti ai lavori non c’è molta consapevolezza del patrimonio lasciato dall’architetto. «Io stesso passando su via Filanda Nuova e vedendo il dettaglio dei mattoni sulla facciata pensavo che sarebbe stato bello fotografarli, solo con questo progetto ho scoperto che la casa è stata progettata da Filippo Monti», spiega Gian Marco.

Filippo Monti: coraggioso e contemporaneo

Sull’obiettivo della mostra Maria è chiara: «Ci piacerebbe far riconoscere il ruolo sociale dell’architettura: che spesso viene vista come una cosa un po’ modaiola ed autoreferenziale… è importante far capire che ha invece una ricaduta più vasta, e dietro ad un disegno c’è sempre un pensiero più complesso e strutturato». Siamo sicuri che i faentini non mancheranno di interessarsi a questa esposizione, frutto del connubio di diverse realtà e rivolta all’insieme della cittadinanza.

Abitare Monti: dal 14 gennaio al 5 febbraio alla Molinella

Giovani professionisti coinvolti:
Maria Tampieri, Angelo Banzola, Alessandro Benazzi, Elisa Bertoni, Veronica Drei, Elena Melegari, Selene Neri / Architetti
Andrea Malpezzi / Designer
Beatrice Schena / Graphic designer
Lorenzo Paganelli / Fablab Faenza
Gian Marco Magnani, Fabio Monducci, Michele Argnani, Francesca Pelliconi, Jacopo Lega, Cristiano Buffa, Margherita Mercatali, Matteo Vandelli / Fototeca Manfrediana

Realizzazione allestimento: Giovanni Delvecchio

Installazione artistica: Michele Della Ciana / inventore di Caravaggio, a drawing machine

La mostra “Abitare Monti” sarà disponibile dal 14 gennaio al 5 febbraio nella Galleria comunale d’arte sotto il Voltone della Molinella. L’esposizione è stata resa possibile dal contributo della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza. Si ringrazia per il sostegno ATL Group. Per maggiori informazioni: abitaremonti@gmail.com / cell +39 340 89 61 219

5 pensieri riguardo “Una mostra su Filippo Monti realizzata da giovani professionisti faentini

  • 27 dicembre 2016 in 14:59
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    La Fototeca Manfrediana è un’associazione culturale e non gruppo di professionisti… Non lanciate un messaggio errato!

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  • 27 dicembre 2016 in 16:52
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    Ciao Marco, hai ragione, la Fototeca è un’associazione culturale, una realtà associativa che conosciamo bene e di cui abbiamo parlato anche nell’articolo sulla mostra “Uncommon” di inizio 2015. Tuttavia nel progetto “Abitare Monti” è inclusa anche una realtà come il FabLab (a cavallo tra l’associazionismo culturale e la potenziale offerta di servizi alle imprese e ai privati) ed una serie di giovani architetti faentini, quindi afferenti al mondo delle professioni. Questo per specificare meglio l’utilizzo del termine “professionisti”. D’altro canto, che questo evento sia non a scopo di lucro e che l’attività della Fototeca altrettanto sono aspetti da sottolineare.

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    • 27 dicembre 2016 in 17:00
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      Ciao Andrea.
      Il fatto che volevo sottolineare dal mio punto di vista (sono Fotografo Professionista dal 1983 e per il mio Lavoro pago le tasse…) è che la mia professione molte volte NON è presa in considerazione come tale… Tutti adesso si definiscono Photographers senza esserlo… Inserire tra i professionisti anche realtà che non lo siano crea ulteriore slealtà nel mercato… Tutto qui…e non mi sembra poco.

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  • 28 dicembre 2016 in 17:22
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    Ciao Marco, sì ci sono. Come ho avuto modo di spiegare la professionalità della cosa è nelle competenze di alcuni giovani architetti e designer che hanno co-progettato l’evento, insieme all’associazione culturale Fototeca Manfrediana. Come BuonSenso non ci occupiamo di promuovere questa o quella impresa, ma segnaliamo realtà e eventi che ci sembrano interessanti e degni di nota, senza nulla togliere alle altre attività professionali e commerciali. Non penso ci sia altro da aggiungere e credo che i contenuti dell’articolo siano chiari. Buona serata.

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