Monika Grycko: da Varsavia a Faenza nel segno dell’arte

Appena conclusa la mostra personale “Die Werwandlung – Indagine a corpo libero” in occasione di Art City di Bologna, lo sguardo è già rivolto a Residenzamuseo/02 che si terrà al Museo di San Domenico di Imola a maggio 2017, dopo che il suo progetto “Metamorph” è stato scelto tra quelli partecipanti al concorso Chiamata alle arti. Nel 2016, il suo lavoro ha ottenuto il Premio speciale “Vanillaedizioni” di Arteamcup e il Premio del pubblico alla 59esima edizione del Premio Faenza, al Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea. Questi sono solo alcuni dei riconoscimenti recenti che, dal laboratorio di Faenza, hanno visto Monika Grycko e le sue opere protagoniste in scenari diversi a livello nazionale e internazionale.

Monica Grycko: un percorso artistico che inizia dall’infanzia

Monika Grycko
Monika Grycko, arrivata in Italia alla fine degli anni ’90, ha studiato all’Accademia delle Belle arti di Varsavia.

Dalla Polonia, Monika Grycko si trasferisce in Italia alla fine degli anni Novanta. Alla Romagna la legano ragioni affettive ma a Faenza ci capita quasi per caso. Quello con la città, si rivelerà essere un incontro fondamentale, che influenzerà inevitabilmente l’approccio con i materiali utilizzati per le sue opere, in primis con la ceramica. Laureata in Scultura e Filosofia all’Accademia delle Belle Arti di Varsavia, Monika si avvicina al mondo dell’arte sin da piccola, grazie alla madre che nel tempo libero le propone attività che la incoraggiano a coltivare le sue doti artistiche: «ricordo che potevo passare pomeriggi interi a giocare con la plastilina, a disegnare o a sperimentare altri materiali» spiega. L’arte per Monika è sempre stata di casa e senza porsi troppe domande, ha capito semplicemente che era quello che avrebbe voluto fare da grande.

L’incontro con la ceramica: “Credo nella connessione tra cervello e mani”

 Monika Grycko Totem
Monika Grycko, Totem

Nelle sue installazioni, Monika si avvale dell’ausilio di materiali diversi, spesso improvvisati a seconda di quello che le offre l’ambiente che la circonda. Nelle sculture, invece, la ceramica è l’elemento definitivo e nasce da un ricerca che continua nel tempo. La passione per questo materiale è cominciata proprio arrivando a Faenza, dove scopre una realtà unica nel suo genere che la spinge a volerne sapere di più. Ad introdurla all’arte ceramica è Elisabetta Bovina, designer formata all’Isia, che negli anni Novanta ha ricoperto il ruolo di direttore di una rivista legata al mondo della ceramica (Ceramica Moderna & Antica) e che è stata spesso curatrice delle sue mostre. Per le sue opere dice di aver raccolto l’influenza del Rinascimento del Nord e del Centro Europa che – a differenza di quello italiano per cui nutre grande passione – ha dato i natali a molti scultori talentuosi nonostante la mancanza di una vera e propria arte sacra. Il legame tra corpo e spiritualità ha un ruolo molto forte nella sua opera, che è caratterizzata da un forte impatto visivo ed emozionale. Artista concettuale e figurativa «legata al piacere di fare con l’argilla», crede fortemente nella connessione tra cervello e mani perché l’arte non si può solo elaborare teoricamente, bisogna plasmare anche l’idea sporcandosi le mani.

L’ispirazione dalla contemporaneità: mass media e paure

Mystic Monkey di Monika Grycko
Mystic Monkey di Monika Grycko

La sua opera è in continua evoluzione: dalle installazioni alla scultura passando per la pittura, i video e la fotografia, Monika si dedica con passione a tutto ciò che intorno a lei cattura il suo interesse. «Parlo di sistema, di media e di paura, di qualcosa che sta per accadere, come se ci dovessimo ancora civilizzare». Molti sono i riferimenti al mondo animale o primitivo, che affida ad esempio a scimmie dallo sguardo triste e dalle sembianze quasi umane, che testimoniano una metamorfosi che in un certo senso auspica possa avverarsi: un ritorno alla natura e al vivere in totale armonia con essa potrebbe forse essere un buon punto di ripartenza per superare l’impasse che spesso ci circonda.

Dogmaster di Monika Grycko
Dogmaster di Monika Grycko

Anche l’umanità viene raccontata nella sua fragilità esistenziale, terrorizzata com’è da minacce incombenti della contemporaneità, rappresentate da sottomarini e maschere a gas che sono sinonimo d’insicurezza. Il senso di smarrimento viene espresso anche nell’installazione dei suoi dogmaster, intenti a fissare un neon in cerca di un’illuminazione sul futuro che però non arriva: una sorta di replica di quella società contemporanea che ci rende opulenti ma vuoti – e a volte anche un po’ ottusi. «Ogni progetto nasce da un messaggio che sento di voler comunicare – spiega Monika Grycko – ma non importa che venga raccontato al visitatore perché ognuno deve avere la massima libertà di provare stati emotivi diversi e dare una propria lettura a ciò che sta osservando”.

“La ceramica è una forma artistica che merita di essere elevata”

Monika Grycko, Passenger.
Monika Grycko, Passenger.

L’artista ha le idee molto chiare su quello che deve essere il futuro della ceramica nell’arte: «La ceramica contemporanea dovrebbe prendersi il posto che le spetta e svincolarsi dal solo concetto di artigianato a cui troppo spesso viene relegata», spiega Monika Grycko. In alcuni Paesi del mondo, l’argilla viene utilizzata anche nei brevetti ai fini di ricerca scientifica e vengono fatte cose grandiose, quindi perché non nobilitare la ceramica? E’ un materiale universale che offre tante possibilità di utilizzo e, cosa molto importante, viene dalla terra, elemento di quella natura che è centrale nella sua opera. L’arte ceramica andrebbe riscattata e raccontata con la dignità che merita, superando anche la separazione tra ceramista e artista. Ciò che rende un oggetto un’opera d’arte è la sua qualità e a Faenza ci sono tutti i presupposti perché questo riconoscimento possa compiersi.

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