La storia di Michael Girelli: un trapianto per tornare a giocare a volley

Una storia di coraggio e passione. Domani sera, domenica 22 gennaio 2017, la Nazionale Italiana Trapiantati e Dializzati di Volley disputerà una partita al Pala Bubani di Faenza alle ore 10. L’iniziativa è stata resa possibile per merito di Michael Girelli, faentino residente a Reda, membro della squadra, con una storia personale alle spalle, raccontata in questa sua testimonianza che la redazione di Buonsenso@Faenza vi propone. Micheal è un’atleta della Nazionale Italiana Trapiantati e Dializzati Volley.

Nato 28 anni fa con una malattia genetica grave, la fribrosi cistica, nel 2013 ho iniziato una seconda vita: ho ricevuto in dono due nuovi polmoni e ha effettuato il trapianto bilaterale nel policlinico di Padova nell’agosto di tre anni fa. Grazie a questa esperienza di vita si è avvicinato al progetto della Nazionale di pallavolo. Sabato 21, nella mattina la Nazionale Italiana trapiantati e dializzati di Volley sarà al liceo scientifico di Faenza mentre domenica 22, come consuetudine, si giocherà una partita amichevole contro la squadra dove Micheal Girelli si allena, la SBT volley di Imola.

Micheal Girelli e le sue due passioni: la moto e la pallavolo

Una vita da eroi. Questa è una delle frasi che viene attribuita a noi che abbiamo la fibrosi cistica – racconta Micheal Girelli Appena nato mi diagnosticarono la fibrosi cistica, malattia rara, genetica, la quale viene trasmessa da genitori portatori sani; io sono il fratello malato (c’è il 25% di possibilità di far nascere un figlio malato di fibrosi). Vivere con questa malattia non è una vita facile, ma non posso dire che sia impossibile. La mia infanzia l’ho vissuta bene, tra sport, scuola, amici, e ho sempre fatto tutto quello che i bambini della mia età potevano fare, senza rinunciare a nulla.

Ho sempre avuto due passioni: la motocicletta e la pallavolo; guai a chi mi impediva di seguirle! Uscivo con la febbre pur di giocare una partita o farmi un giro in moto e niente e nessuno avrebbe potuto portarmi via questi miei interessi. All’età di 18 anni le cose cominciarono a cambiare. La malattia inizió a bussare alla mia porta, ad essere più presente, ad accorciarmi le giornate, a portarsi via il mio respiro. Incominciai a cambiare il mio stile di vita: per la pallavolo dovetti dimezzare i miei allenamenti in quanto il mio respiro corto non permetteva di riprendermi in fretta dopo una schiacciata; per quanto riguarda la moto, qui di sacrifici ne facevo, anche se il fiatone mi rendeva difficile lo spostamento dei 2 quintali della mia moto.

La fibrosi cistica: “Per me non era più vita”

La malattia piano piano si impossessó dei miei polmoni, i farmaci aumentarono e i cicli endovenosi anche. Tutto cambió. Con la pallavolo dovetti smettere completamente, ma per rimanere in quel mondo mi impegnai a fare corsi da allenatore, ed iniziai ad allenare delle piccole squadre locali. Con la moto invece, ci andavo anche con l’ossigeno sulle spalle ma un giorno mi capitò di cadere da fermo. Ero affaticato, mi stava salendo la febbre. Meno male che un uomo gentilissimo, vedendomi in evidente difficoltà, mi aiutó a sollevare quei 2 quintali. Da quel giorno appesi casco e chiavi al chiodo. Lavoravo e lavoro tutt’ora nell’azienda agricola dei miei genitori, ma in quel periodo di fiato cortissimo lavoravo solo con trattori, essendo ossigeno dipendente 24 h su 24.

A quel punto capii che così non potevo più continuare, che non era più vita per me. Decisi di mettermi in lista per il trapianto bi-polmonare al Policlinico Universitario di Padova. Aspettai all’incirca un anno quando il 15 agosto 2013 arrivò la chiamata che tanto aspettavo: “Michael abbiamo dei polmoni compatibili, ti aspettiamo a Padova nel pomeriggio”!

Il trapianto e il ritorno alla vita

La mia vita cambiò in poco tempo.
Dopo pochi giorno vidi i risultati, respiravo a pieni polmoni, saturazione al 100%, numeri mai vista nei miei 25 anni di vita. Ritornare alla MIA VITA, quella che dovetti lasciare a malincuore, quando ormai l’ossigeno era diventato il mio migliore amico, fu magnifico. Che sensazione fantastica ritornare a respirare da solo! Oggi continuo a giocare a pallavolo e ad allenare, ho ripreso a viaggiare a cavallo della mia moto e a lavorare nella mia azienda. Sono un atleta della Nazionale Trapiantati e Dializzati volley, una grandissima soddisfazione per me, in quanto concilio la mia passione per la pallavolo e la voglia di far vedere al mondo intero che la fibrosi cistica non ti mette a ko e che dopo un trapianto si PUÓ tornare a vivere. Ho trovato l’amore, una ragazza che è amica, morosa, infermiera, insomma che mi ama e si prende cura di me.

Il progetto della Nazionale Italiana Trapiantati e Dializzati

squadraHo deciso di aiutare chi come me sta soffrendo della mia malattia o di qualsiasi altra malattia polmonare. Così, nel 2014, per festeggiare il mio primo anno di nuova vita ho creato delle maglie unendo lo slogan “Donare un organo é donare una vita” ad un disegno unico e meraviglioso, creato da una persona a me molto Cara, che resterà sempre nel mio cuore (ciao Sally <3). All’inizio é nato tutto come un gioco, un pensiero da dare ai miei amici e alla mia famiglia, per festeggiare il mio primo anno. In seguito, ho pensato che queste magliette erano troppo belle e troppo importanti per limitarle solo alla mia cerchia di amici. Così decisi di condividere il mio progetto all’Unione Trapiantati di Polmone di Padova, la quale ha accettato subito di collaborare. Il mio scopo é quello di sensibilizzare la gente alla donazione degli organi, un argomento ignorato dalla maggior parte della gente. Inoltre queste maglie fanno del bene in quanto una parte del ricavato va in donazione all’Unione. Tutto questo grazie al mio angelo, a tutto lo staff di chirurghi che hanno fatto avverare questo miracolo e un grazie speciale ai miei genitori, che senza l’aiuto dei quali, non so come sarei riuscito a sopravvivere.

Noi ragazzi con fibrosi cistica nasciamo con una dote: LA VOGLIA DI VIVERE E DI LOTTARE FINO LA FINE!
Grazie a questa dote ora sono qua a raccontarvi la mia esperienza!

Vi lascio con il mio motto:
DONARE UN ORGANO È DONARE UNA VITA

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