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I paesaggi “esplosivi” di Marco Ceroni in mostra a Bologna con Late Night Show

In lontananza le luci di una multisala. Nel mezzo uno spazio indefinito. Che cos’è? Un parcheggio o un campo di battaglia in cui più forze si scontrano? Con la personale del faentino Marco Ceroni “Late Night Show” gli ambienti della Galleriadipiù di Bologna (via del Porto, 48) diventano un paesaggio esploso, dove si entra in relazione con oggetti e frammenti di realtà deformata e manipolata. Escrescenze di un quotidiano a noi familiare ma che allo stesso tempo, guardandolo, ci proietta in una dimensione altra. L’inaugurazione della mostra sarà sabato 25 marzo alle ore 18.

Late Night Show: un paesaggio notturno con una nuova visione di realtà

Autore non solo di opere, ma anche di azioni performative di forte impatto, recentemente apparso sulla copertina di Artribune con una sua opera, la ricerca artistica di Marco Ceroni ha nel dialogo con il paesaggio una delle caratteristiche principali. «Nel descrivere il mio lavoro – racconta l’artista – è stato detto che le mie opere hanno una forte componente architettonica. Quello che mi interessa è amplificare il potenziale immaginifico che risiede all’interno dello spazio che attraversiamo».

Non fa eccezione “Late Night Show”. Si sente l’odore del gas di scarico di una comitiva di motorini che vengono impennati come cavalli creando traiettorie nello spazio. Una cavalcata notturna nel paesaggio attraverso un impianto narrativo che gioca con l’irriverenza e la dimensione ironica da spettacolo di seconda serata, creando un cortocircuito tra fictionalizzazione della realtà e punto di vista cronachistico. Ibridazione si aggiunge ad ibridazione, senza riuscire a ricomporre in modo definitivo l’immagine frantumata di una realtà a venire. Brandelli di verità ricompongono un paesaggio immaginario di un presente parallelo, diversissimo e potenziale. Una steppa che ogni volta viene riempita e ripopolata da immaginari diversi che si divorano l’uno con l’altro; un’installazione sospesa, un orizzonte dorato.

«Basterebbe dire che Marco Ceroni – spiega Fabiola Naldi nel testo espositivo della mostra – incontra e si scontra con gli spazi che attraversa per risolvere in poche parole una parte della sua ricerca; ma sappiamo anche molto bene che non appena si finisce di scrivere un testo per un artista, lo stesso è già andato oltre o forse se ne è andato proprio, lasciando dietro di lui detriti e “frammenti” di un’instancabile velocità nel passare ad altro».

Marco Ceroni indaga lo spazio urbano e rilegge il paesaggio creando discontinuità, amplificando contraddizioni e componendo figure altre. Preleva elementi di realtà e li riattiva, cercando di far esplodere il loro potenziale immaginifico, spesso mettendo in gioco la sua presenza con azioni performative: corpo per stimolare il ragionamento, azioni come schizzi e piccoli disegni preparatori.

Chi è Marco Ceroni

La copertina di maggio-giugno 2016 di "Artribune" con in primo piano un'opera di Marco Ceroni
La copertina di maggio-giugno 2016 di “Artribune” con in primo piano un’opera di Marco Ceroni

Marco Ceroni (Forlì 1987), faentino, ha studiato al liceo classico Torricelli attualmente vive e lavora a Milano. Tra le mostre personali e collettive recenti: The Great Learning a cura di Marco Scotini, Triennale, Milano, Make People Smile, Adiacenze, Bologna, Nesxt, Torino, Good Night, and Good Luck, A plus A, Venezia, Teatrum Botanicum, PAV, Torino, Perfezioni, 77, Milano, Open-VIR, Viafarini, Milano, L’opera irraggiungibile, Artissima, Torino, Away, casa privata, Monza, Temporary Monuments, Srisa, Firenze, The space in beetween us, Villa Vertua, Nova Milanese, Disumanesimi, Biagiotti Progetto Arte, Firenze, Day Dream Factory, DOCVA, Milano.

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