LEO di Mehdi Norowzian

«Il mio nome è Leopold Bloom. La mia vita è cominciata molto prima che nascessi. Mia madre diceva che ero il frutto del suo peccato. Mia zia che ero un piccolo uomo che parlava con gli occhi».

Stephen è un ex carcerato che ha appena scontato quindici anni di galera e che si appresta verso la sua nuova vita: lavorare in un motel di periferia da un certo Vic, il quale gli dà precise regole di comportamento e gli dona una copia della Bibbia. Chiuso nella sua camera, Stephen continua il lavoro iniziato già dai tempi della cella, ovvero scrivere una serie di libri, di cui resta solo l’ultimo. A questa attività l’uomo affianca una serie di lettere indirizzate ad un ragazzo di nome Leo. Parte così la storia centrale del film Leo del regista indiano Mehdi Norowian (2002). Una storia iniziata ancora prima che lo stesso Leo nascesse. Una coppia felice, una bimba nata da poco ed un altro in attesa di venire alla luce. Poi la tragedia della morte del marito e della figlia, seguita dalla nascita di Leopold.

Leo: due storie intrecciate l’una all’altra

leo-di-mehdi-norowzianLa madre, distrutta dagli ultimi avvenimenti e sentendosi responsabile per tanti motivi, non riesce ad accettare il suo secondogenito e si rinchiude nel suo dolore. Così il bambino cresce come figlio non voluto ed è costretto ad assistere al lento disfacimento della madre nell’alcol e nella disperazione.
Tuttavia sviluppa un’intelligenza e sensibilità fuori dal comune e lo dimostra durante un compito in classe, dove la richiesta è quella di scrivere una lettera immaginaria. Leo sceglie di rivolgersi ad un detenuto del carcere, raccontandosi per la prima volta e dicendo di sentirsi affine a lui nel suo senso di prigionia. Stephen gli risponde incoraggiandolo, traendo in questo modo la forza necessaria per superare il dolore del proprio passato.

“Il regista Mehdi Norowzian mette in scena una sorta di ping-pong tra Leo e Stephen”

La corrispondenza prosegue nell’arco di tutta la pellicola, nella quale pian piano scopriamo sempre più tasselli nelle vite di Leo e di Stephen, comprendendo quanto i due siano simili, seppur lontani. Come in una partita di tennis, le scene passano da una storia all’altra, tra fogli scritti e appesi alle pareti che rappresentano pagine e pagine di vite parallele. Il regista indiano Mehdi Norowzian è bravo a gestire questo “ping-pong” grazie a sequenze ricche di poesia e di immagini astratte, utili a definire il punto cruciale del film: l’incontro tra Leo e Stephen, due personaggi con obiettivi comuni. Il primo deve riuscire a costruirsi un futuro sereno, lontano da sofferenze che non dipendono da lui; il secondo intende rimettere a posto il suo turbolento passato, causato da un singolo errore nella sua difficile vita.

Leo: il cammino verso la felicità

Il film "Leo" racconta l'incontro tra due uomini diversi ma uniti da un obiettivo comune
Il film “Leo” racconta l’incontro tra due uomini diversi ma uniti da un obiettivo comune

La trama realizzata da Mehdi Norowzian, intensa e drammatica, è permeata da una bellezza non solo visiva ma anche emotiva, grazie alle capaci interpretazioni dei protagonisti (Joseph Fiennes, Elizabeth Shue e il compianto Dennis Hopper), ad un sottofondo di musiche lievi e melodiche, a tratti provenienti dalla strumentazione indiana, e alla sceneggiatura, in grado di offrire spunti di riflessione impossibili da ignorare. Questo perché le storie si ispirano ad una realtà non tanto diversa dalla nostra, mentre le azioni dei rispettivi protagonisti sono da attribuire alla migliore delle nature umane: quella nobile, onorevole e giusta, la quale non è mai la più semplice da intraprendere, ma è quella che rende grandi e che prima o poi restituisce la felicità anche a chi è stata negata.

«Le storie non cominciano mai dove dovrebbero, nemmeno la vita. Dietro ad ogni racconto che la persona potrebbe o meno avere vissuto, c’è una storia. Ed esattamente come una storia diventa racconto, così un racconto diventa vita».
Leo è un film sconosciuto, quasi introvabile. Non per questo non merita di essere visto, perché al di là della bellezza cinematografica, Leo racconta una storia che è vita ed insegnamento per chiunque lo voglia vedere.

Alessandro Leoni

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