Le opposizioni: “Basta con l’Unione dei Comuni”

Un attacco frontale all’Unione dei Comuni della Romagna Faentina. È questo il contenuto dell’ordine del giorno sottoscritto dai capigruppo delle opposizioni faentine in vista del Consiglio Comunale di lunedì 19 e martedì 20 dicembre. Proprio durante la doppia seduta dell’assemblea cittadina è infatti prevista la votazione per il conferimento – cioè trasferimento – di altri importanti servizi all’Unione della Romagna Faentina, l’ente sovracomunale creato dalle sei amministrazioni del distretto per gestire in forma associata le funzioni proprie dei Comuni. I sindaci dell’Unione proporranno al Consiglio il passaggio in Unione di: istruzione ed infanzia, lavori pubblici, demografia e relazioni col pubblico, politiche europee e gestione delle entrate tributarie. Le minoranze nutrono però un parere diverso, e propongono al contrario una moratoria dei conferimenti all’Unione, contestando la decisione presa ormai tre anni fa dal sindaco Giovanni Malpezzi e dai colleghi di Casola, Castello, Riolo, Brisighella e Solarolo.

Il piano dei conferimenti di servizi deciso dai sindaci dell’Unione
Il piano dei conferimenti di servizi deciso dai sindaci dell’Unione

 

Opposizioni compatte: no nuovi servizi all’Unione dei Comuni

Tutti i capigruppo di minoranza (Tiziano Cericola per Rinnovare Faenza, Gabriele Padovani per la Lega Nord, Massimo Bosi per il Movimento 5 Stelle e Edward Necki per l’Altra Faenza) nutrono infatti un parere diametralmente opposto a quello della maggioranza PD che governa i sei Comuni: l’Unione non fa la forza, ma anzi produce rilevanti criticità. Gli aspetti sottolineati dalle opposizioni sono principalmente tre. Il primo è che il processo di conferimento integrale dei servizi sarebbe un “salto nel buio”, con una scarsa efficacia ed efficienza. Non esistono infatti al momento in Italia Unioni di Comuni che gestiscano tutti i servizi degli enti membri, e mancherebbe quindi un progetto di sviluppo per la gestione associata.

In secondo luogo le opposizioni lamentano dei problemi relativi alla democraticità del processo. “L’Unione dei Comuni porterà allo svuotamento totale del Comune di Faenza di personale, servizi e funzioni, ma i cittadini faentini continueranno ad eleggere un Consiglio Comunale che però non avrà più voce sul bilancio dell’Unione – afferma il primo firmatario Tiziano Cericola – Noi consiglieri dovevamo invece essere coinvolti per stabilire delle regole Comuni”. Analoghe preoccupazioni sono state espresse più volte dal Movimento 5 Stelle, che ha presentato in passato altre interpellanze in merito e che un mese fa ha denunciato le assenze da parte del gruppo di maggioranza nel Consiglio dell’Unione. Ma sulla contrarietà “a questo modello di Unione” troviamo anche l’Altra Faenza, anche se i partiti della Sinistra radicale siedono in maggioranza a Castel Bolognese e Riolo Terme, e danno l’appoggio esterno a Solarolo e Casola.

Infine le opposizioni sottolineano come gli assessori comunali non avranno più competenze dirette e diventerebbero “inutili”. Molto netto a riguardo il leghista Gabriele Padovani, che da sempre ha avversato il progetto della Romagna Faentina: “a cosa serviranno gli assessori comunali all’urbanistica e ai servizi sociali? Con il conferimento dei servizi all’Unione di fatto diventano dei doppioni, ed il potere decisionale resta in mano all’assessore dell’Unione”, cioè i sindaci stessi, con le loro deleghe specifiche.

Unione dei Comuni: ma allora perchè? Quali benefici possibili?

C’è da aspettarsi che nella seduta del Consiglio di lunedì e martedì questi ed altri aspetti saranno dibattuti fra i firmatari dell’odg e la maggioranza. In particolare sarà il sindaco Malpezzi, in quanto presidente dell’Unione, a dover difendere il processo. La scelta della Romagna Faentina tuttavia non è una mosca bianca in Emilia-Romagna: fra Piacenza e Rimini sono state istituite al 1 gennaio 2016 ben 44 Unioni, di cui alcune con un avanzato livello di conferimento di funzioni e servizi, Unioni per così dire “pesanti”. Sette delle 44 Unioni infatti vedono l’ente sovracomunale spendere più di un quarto di quanto spendono i Comuni membri sommati assieme, esse sono Terre dei Castelli (MO), la Bassa Romagna (RA), la Bassa Est Parmense (PR), le Terre d’Argine (MO), la Terra di Mezzo (RE), la Reno-Galliera (BO) e la Bassa Reggiana (RE).

La Regione Emilia-Romagna sostiene infatti la costituzione delle Unioni di Comuni attraverso appositi finanziamenti, e la Romagna Faentina nel 2015 ha ricevuto 415.491,79 euro, mentre ne ha incassati 124.182,91 per il 2014, 150.793,53 per il 2013, 67.832,88 per il 2012. Oltre al sostegno finanziario il trasferimento di personale ad un’Unione di Comuni consente il turnover al 100%, cioè la possibilità di assumere un nuovo dipendente per ogni pensionamento, mentre per il resto dei Comuni il turnover è bloccato al 25% (4 pensionati, un assunto). Questi sono i benefici che automaticamente un’Unione garantisce, a cui possono aggiungersi incrementi dell’efficacia (capacità di rispondere ai bisogni) ed efficienza (minori costi per lo stesso servizio) da costruire funzione per funzione.

Unione dei Comuni della Romagna Faentina: un nuovo ente nato nel 2012

 

Lo stemma dell'Unione della Romagna faentina: sei esagoni a rappresentare i sei Comuni: 3 di pianura e 3 di collina
Lo stemma dell’Unione della Romagna faentina: sei esagoni a rappresentare i sei Comuni: 3 di pianura e 3 di collina

L’Unione dei Comuni della Romagna Faentina è un ente sovracomunale di secondo livello a cui partecipano i sei Comuni del comprensorio faentino: si occupa di gestire servizi e funzioni proprie dei Comuni in forma associata. Fra queste troviamo già lo sviluppo economico (Suap), i servizi sociali, l’ambiente e i servizi finanziari. Questo ente locale nasce nel 2012 tramite l’allargamento “a valle” dell’Unione dei comuni di Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme, erede della Comunità montana dell’Appennino faentino (sciolta nel 2009). L’Unione è un ente di secondo livello perché non ha organi istituzionali eletti direttamente dai cittadini (come la Regione o i Comuni stessi), ma al contrario i suoi componenti sono designati fra chi ricopre già una carica negli enti locali di base. Quindi la Giunta dell’Unione è formata dai sei sindaci, con Giovanni Malpezzi, sindaco di Faenza, come presidente e Nicola Iseppi di Casola Valsenio come vicepresidente, e ciascun primo cittadino ha delle deleghe specifiche, sul modello degli assessori comunali. Il Consiglio dell’Unione vede invece dei consiglieri comunali delegati a partecipare: il presidente è Maria Luisa Martinez (già preside dell’Istituto Oriani) e al Consiglio partecipano esponenti delle forze politiche che siedono nei Consigli comunali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *