La prima giornata di Argillà Faenza in 5 parole

Il sipario si è alzato venerdì 2 settembre alle ore 14 nel luogo più rappresentativo del festival, il Mic, il Museo internazionale delle ceramiche di Faenza. Argillà Italia ha preso il via con l’abbraccio simbolico – e reale, visti gli accordi firmati tra gli amministratori delle due città nella mattinata – con Aubagne, la città francese che con Faenza e Argentona (Spagna) gestisce in tutta Europa il marchio di “Argillà”, la mostra mercato della ceramica internazionale. Buon Senso Faenza ha selezionato per voi le cinque parole che più di tutte hanno caratterizzato la prima giornata di Argillà Faenza.

Argillà_inaugurazione

1.Festa

Sorrisi, abbracci, voglia di stare assieme. Argillà Faenza è prima di tutto una grande festa. Un appuntamento per riscoprirci, grazie alla ceramica, tutti più faentini e allo stesso tempo conoscere tante persone provenienti da tutto il mondo: Olanda, Francia, India, Corea. «Argillà è cresciuta nel tempo – ha dichiarato  durante la cerimonia inaugurale l’assessore alla cultura di Faenza, Massimo Isola – fino a diventare, oltre che un’importante mostra mercato, un vero e proprio festival».

2.Futuro

Nella mattinata è stato siglato un accordo di dieci anni tra Faenza e la città francese di Aubagne: l’intesa riguarderà anche la realizzazione delle prossime cinque edizioni, biennali, del festival della ceramica. Un accordo che testimonia quanto sia importante questa rassegna per costruire il futuro dell’artigianato nei due Paesi. «Manifestazioni come Argillà – ha dichiarato durante l’inaugurazione il senatore Stefano Collina – sono importantissime per togliere quel velo che separa “arte” e “artigianato”». Chissà che, dopo aver vissuto questa Argillà Faenza, non venga voglia di fare un salto anche ad Argillà Aubagne.

3.Colori

Un vero e proprio arcobaleno è affluito da corso Baccarini fino Piazza del Popolo. Tante sfumature diverse hanno colorato i Bianchi di Faenza: passando tra i 250 espositori del festival non si può non rimanere colpiti dai tanti colori che arrischino le opere ceramiche presenti negli stand. Tanti modi diversi di creare con la ceramica, tante tecniche differenti quanto il numero degli espositori.

4.CretaYuga

Hanno colpito innanzitutto per la calorosità e simpatia: loro sono la delegazione indiana di 15 artisti di ceramica contemporanea provenienti dall’India. “CretaYuga”, il titolo della loro esposizione a Palazzo Muky, può essere tradotto con “L’Età della Creta”, una combinazione della parola italiana “creta” e della parola del sanscrito “Yuga” per “età”.

5.Qualità

Più le manifestazioni diventano grandi, più il rischio è quello di trasformarle – per esigenze di vario tipo – in delle grandi “baracconate”, dove l’aspetto principale (in questo caso la ceramica) viene messo in secondo piano rispetto ad altri secondari: “far rumore per nascondere il nulla che c’è dietro”, si può riassumere.  La prima giornata Argillà Faenza ha messo al centro prima di tutto – e in tutta la sua potente semplicità – la ceramica: è lei la protagonista, è lei il fulcro da cui parte tutto.

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