Franco Cardini: «La vera domanda a cui dobbiamo rispondere è: “Perché i migranti fuggono?”»

Storia, filosofia, attualità: la cultura, nel senso più ampio del termine, è entrata nel vivo ieri sera, lunedì 17 ottobre 2016, durante la prima serata dei “Confronti d’autunno“, tradizionale rassegna annuale che si tiene a Faenza. A guidare la conferenza sono stati due importanti protagonisti della scena culturale italiana: lo storico Franco Cardini e il filosofo Umberto Curi. Il titolo dell’evento voleva essere già di per sé un invito a leggere il nostro tempo: “Lo straniero, le frontiere e l’Europa. Uno sguardo alla storia”.

La storia per interpretare i muri del nostro tempo

Si parte da un’immagine topica della nostra contemporaneità – il muro eretto recentemente dall’Ungheria contro i migranti dal primo ministro Viktor Orban – per scavare nel passato alla radice di alcune idee che hanno fatto parte, fin dalla preistoria, della nostra natura umana, come il concetto di “confine“, e poi quello di “straniero” e di “ospite“. Ecco allora che le relazioni dei due accademici nella sala comunale di Faenza risultano tutt’altro che semplici lezioni autoreferenziali per diventare invece spunti fondamentali per capire, conoscere e ricercare soluzioni a uno dei fenomeni più complessi del Secondo dopoguerra.

Umberto Curi: dai topoi classici all’attualità

Perché i richiedenti asilo “sì” e i migranti economici “no”? Che differenza c’è tra lo scappare dalla guerra e lo scappare dalla fame? Da questa riflessione è partita la relazione di Umberto Curi, dal 1986 professore ordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Padova. La grande sfida delle contemporaneità è quella di vincere gli schematismi e l’appiattimento dialettico portato nel dibattito politico da parole spot come “respingimento” e “accoglienza“: se da un lato la prima è totalmente estranea alla cultura occidentale, la seconda risulta essere inefficace se non viene tradotta attraverso politiche concrete. Attraverso alcuni esempi tratti dal mondo classico – la “Xenia” dell’Iliade, la figura di Ulisse e il mito di Filemone e Bauci – Curi ha scandagliato i topoi che fanno parte della cultura occidentale per concludere citando uno “straniero” contemporaneo: il filosofo Jacques Derrida. Nella terra di nascita – in Algeria – era discriminato in quanto ebreo; quando andò in Francia venne emarginato in quanto algerino: nelle sue ultime riflessioni prima di morire l’intellettuale ha affrontato proprio il tema dello straniero.

Franco Cardini: il confine come luogo di condivisione

«La vera domanda che ci dobbiamo porre è: ma perché i migranti fuggono dai loro Paesi? – è questo l’invito finale che Franco Cardini rivolge al pubblico al termine della sua relazione  – Per via delle guerre? Delle carestie? Delle malattie? Dei dittatori? Ma in realtà queste rappresentano tutte delle conseguenze, non sono la vera causa della loro fuga, che invece va ricercata nei confini socio-economici che si sono venuti a creare nei Paesi dell’Africa. Finché non si avrà chiara questa risposta, i media sposteranno sempre l’attenzione su fatti accidentali o secondari, come quello relativo alla presunta invasione dell’Islam in Europa». Dalle radici preistoriche della condizione di nomade ai fenomeni migratori del nostro tempo dovuti alla politica economica predatoria e desertificante delle multinazionali in Africa: lo storico e scrittore Franco Cardini ripercorre numerosi episodi della storia umana per cercare di interpretare un concetto, quello di “confini” che può avere varie interpretazioni. Confini che dividono, confini da difendere, confini territori di scontri: Franco Cardini non nega in tutto queste realtà ma propone una lettura più significativa con la quale leggere questo termine che – di per sé – nasce dal latino “cum finis“: innanzitutto un luogo di condivisione e di scambio di persone e idee. Ecco allora che se l’Occidente non sarà in grado di ridefinire i propri confini in un’accezione più equa e egualitaria questi ultimi continueranno ad ergersi con l’immagine di muri che dividono e non di strade con cui con-dividere. «Le libertà – spiega Franco Cardini – non sono equamente distribuite nel mondo e chi le libertà non le ha ne è consapevole. Su questo dovremmo cominciare a riflettere, è questo il confine condiviso che ci manca».

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