Claudia Casali racconta il Mic: “Ecco i tesori del Museo”

I Bianchi di Faenza, certo, ma non solo. Sono presenti anche i Kylix, recipienti dell’antica Grecia, e le porcellane della dinastia Ming. E non solo ceramiche d’antichità, ma anche opere contemporanee come quelle di Picasso e Zauli. Cercare di scrivere tutti i tesori custoditi dalle teche del Mic, il Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, sarebbe come provare a comporre uno dei tanti elenchi impossibili scritti da Georges Perec. Più che scrivere allora, meglio cogliere l’occasione e andare a vedere con i propri occhi. Nel corso della tre giorni di Argillà Italia, la mostra mercato della ceramica che si terrà a Faenza da venerdì 2 a domenica 4 settembre, il Museo aprirà le sue porte al pubblico con orario straordinario dalle 10 alle 21: un’opportunità per compiere un viaggio incredibile nel mondo dell’arte dal Sud America alla Cina.

“Cosa mi colpì la prima volta? La ricchezza delle collezioni”

All'interno del Mic sono esposti 16mila pezzi, ma sono 55mila le opere d'arte che costituiscono il patrimonio del Museo
All’interno del Mic sono esposti 16mila pezzi, ma sono 55mila le opere d’arte che costituiscono il patrimonio del Museo

Un Museo con una raccolta unica al mondo capace di stregare il visitatore fin dalla prima visita.«La prima volta che entrai al Mic – racconta la direttrice Claudia Casali, che nel precedente articolo ci ha raccontato la struttura del “sistema Mic” – fu nel 1994. All’epoca io studiavo ancora all’Università di Udine. Mi colpì fin da subito la ricchezza della collezione al suo interno: era qualcosa che non avevo mai visto prima. Io arrivavo da realtà del Veneto e del milanese in cui musei di questo tipo hanno un taglio molto locale: fondamentalmente al loro interno trovi pezzi che raccontano solo la storia di quel luogo. Qui invece hai a disposizione tutto, anche geograficamente». I 55mila pezzi del Museo spaziano dalle civiltà precolombiane a quelle orientali, dal Rinascimento italiano fino all’arte contemporanea. Una ricchezza che Claudia Casali, una volta diventata direttrice del Mic nel febbraio del 2011, ha cercato subito di valorizzare anche a livello di allestimenti. «La prima volta che entrai al Mic c’erano ancora le vecchie vetrine. L’immagine era quella di un museo un po’ statico. In 20 anni di lavoro la differenza è stata notevole e ora si avverte una fruizione molto contemporanea. Tanti riconoscimenti che ci giungono oggi (come quello dato recentemente dal Sole 24 Ore, ndr) sono il frutto del tanto lavoro fatto in questi anni per svecchiare l’immagine del Mic e promuoverlo in toto su canali differenti».

Nel 2011 la nomina a direttrice del Mic

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Claudia Casali, direttrice del Mic dal 2011

Il giorno della prima visita è stato solo un “arrivederci” per Claudia Casali. Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali presso l’università di Udine e varie specializzazioni in giro per l’Europa, Claudia Casali ha collaborato col Mambo di Bologna e dal 2000 con il Mar di Ravenna. Nel 2011 poi la nomina a direttrice del Mic. Un percorso con una costante: la passione per l’arte contemporanea e la ceramica. «La ceramica è una materia viva – racconta Claudia Casali – che dà tantissime possibilità di espressioni. Trovo sia fantastico come ciascun ceramista riesca sempre a trovare qualcosa di nuovo, è un linguaggio che ha delle potenzialità straordinarie: questo è quello che più mi affascina della ceramica. Poi c’è sempre l’alchimia: quando tu metti un pezzo nel forno, pur con mezzi affidabili quasi al cento per cento, non hai mai certezza su cosa possa saltare fuori. Ancora oggi a volte ci sono sperimentazioni con gli smalti o altri materiali… poi ci sono artisti che lasciano tutto alla casualità, nella loro poetica».

Dal Messico a Faenza: ecco alcuni tesori del Mic

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La Scena di parto è un capolavoro della sezione precolombiana del Mic

Sei donne gravide che circondano una partoriente assistita da tre personaggi maschili, uno dei quali facilita il parto mentre gli altri due preparano e somministrano un probabile narcotico per lenire i dolori. Un’immagine al tempo stesso così surreale e insolita quanto quotidiana e concreta: è la Scena di parto, uno dei tanti tesori in terracotta presenti all’interno del Mic. «La scena di parto della sezione precolombiana – commenta Claudia Casali – è meravigliosa ed ha un valore unico nel suo genere». Il Mic possiede infatti una ricca raccolta di numerose civiltà precolombiane (è la seconda al mondo extraterritoriale) che ci permette di conoscere meglio, attraverso l’arte ceramica, usi, abitudini e tecniche di queste antiche culture. Di capolavoro in capolavoro, dal Messico a Faenza, come ci segnala anche una scritta: “FATA. IN. FAENZA. I(N). LABOTEGA. DE .M(AESTR)O . PIERE .BERGA(N)TI(N)O.” Stiamo parlando della Coppa del Bergantini, uno dei

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La Coppa del Bergantini, capolavoro della maiolica italiana del Rinascimento

capolavori della maiolica italiana del Rinascimento che mette in scena il sacrificio di Marco Curzio, il valoroso cavaliere romano che si gettò a cavallo in una voragine sacrificandosi per la sua città. La coppa è stata firmata dal proprio ceramista, Pietro Berganini, e reca, come in una sorta di copyright ante litteram, anche una data precisa di creazione: 17 giugno 1529. Segno che a Faenza, in quegli anni, si era raggiunta una fama internazionale. «Per quanto riguarda Faenza – dichiara Claudia Casali – bisogna citare anche la Bella Giulia, e i Bianchi di Faenza che sono uno più bello dell’altro e hanno trasmesso il nome di Faenza, “faience”, in tutto il mondo quale sinonimo di “maiolica”». Si passa poi ai capolavori del Settecento, come Amore e Psiche di Ginori, minacciati dai bombardamenti del 1944 che colpirono la città Manfreda durante la Seconda guerra mondiale e che hanno potuto salvarsi solo grazie al lavoro compiuto dal laboratorio di restauro del Mic.

“Picasso, un personaggio che ha affascinato tutti”

Il piatto con la Colomba è il dono fatto da Picasso al Mic dopo i bombardamenti
Il piatto con la colomba è il dono fatto da Picasso al Mic dopo i bombardamenti del 1944

Picasso e il Mic: un legame che va oltre la semplice presenza di otto opere con il suo nome nella didascalia. Nel maggio del 1944 un bombardamento causò la quasi completa distruzione del Museo con gravi e insanibili perdite nelle collezioni e nel materiale archivistico. Lo storico direttore del Museo, Gaetano Ballardini, non si perde d’animo e scrive a tutti, istituti museali, artisti, collezionisti per ricostruire, con l’invio di nuove opere, le collezioni andate distrutte. Picasso risponde alla chiamata e non si limita a fare solo questo. «Il nome di Picasso merita un capitolo a parte. Dopo la Seconda guerra mondiale è stato autore e fautore della rinascita delle collezioni contemporanee a Faenza, dando lui per primo l’esempio donando al Mic il piatto con la colomba “contro ogni guerra”. È stato il personaggio che ha affascinato tutti e che in molti descrivono come un bambino curioso. Picasso invitò altri artisti, come Matisse e Chagall, a donare i loro pezzi al Mic per ricostruire la sezione contemporanea del Museo». Un incontro, quello tra la ceramica e Picasso, arrivato in un momento difficile per la sua vita, nel 1947. «Tramite la ceramica lui sfruttava molto la sua fantasia e creatività, a tal punto che furono 4mila i pezzi dal ’47 al ’73 che vennero realizzati».

Claudia Casali: “I miei tre preferiti sono Leoncillo, Fontana e Melotti”

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Leoncillo Leonardi ha raccontato con le sue opere il Dopoguerra italiano

Un Mic pieno di tesori: ma se dovesse scegliere quali sono le tre opere che, a livello affettivo, hanno più valore per la direttrice Claudia Casali? «Io sono molto affezionata – racconta la direttrice – ai pezzi di Leoncillo Leonardi (1915-1968): primo grande vero scultore che ha utilizzato solo il linguaggio ceramico. Lui è sempre stato da tutti considerato lo scultore». Di carattere ribelle e particolarmente indisciplinato, a quindici anni viene bocciato per la condotta all’Istituto tecnico; per reazione si isola e si trasferisce in soffitta, chiuso in un rancoroso silenzio. Qui comincia a scolpire blocchi di creta che il fratello Lionello gli porta per confortare la sua solitudine. Non si limita a modellare, ma disegna e pian piano si appassiona alla storia dell’arte. E poi con l’arte, riesce a dare vita alla realtà di un’epoca. «Nel Dopoguerra passa ad una fase neocubista che vediamo in due opere del Mic: la dattilografa e la centralinista. Sono due pezzi che raccontano il secondo dopoguerra italiano con i nuovi ruoli della donna nella società. Queste due opere ci raccontano un’epoca in cui stava emergendo il ruolo della segretaria, ruolo che tutte le ragazze sognavano di ricoprire. Immortala in questi due pezzi questo nuovo gusto e una nuova epoca».

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Lucio Fontana, uno degli artisti più significativi del Novecento

Il secondo nome è quello di Fontana. «Leoncillo ha un’evoluzione nell’ambito informale e si ricollega un po’ all’arte di Lucio Fontana (1899-1968), il celebre artista che, con i suoi tagli e il suo stile, ha creato una propria personalissima poetica di cui abbiamo al Museo pezzi straordinari». Anche nella ceramica Fontana imprime il segno dei gesti precisi, sicuri dell’artista che, lasciati i pennelli, maneggia lame di rasoio, coltelli e seghe. Tutto è giocato sulle ombre con cui, specie la luce radente, sottolinea le soluzioni di continuità.

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Fausto Melotti, una ceramica talmente fine da sembrare carta

Il sipario di questa breve carrellata di capolavori si chiude con Melotti. «Il terzo nome che a me piace moltissimo è quello di Fausto Melotti (1901-1986) – conclude Claudia Casali – per il suo utilizzo in maniera contraria alla natura della materia. Utilizzava la ceramica in maniera quasi diafana: sembrano pezzi di carta le sue ceramiche e invece sono maioliche con spessori molto limitati: questi fazzoletti e sculture molto esili e fragili invece hanno una forza incredibile». L’elenco, almeno in questo articolo, termina qui, anche se ognuno dei 55mila pezzi del Mic porta con sé una storia da raccontare che meriterebbe di essere ascoltata.

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