Faentini dimenticati: il patriota Augusto Bertoni

Una vita di lotte in nome della libertà e a contatto con le personalità più importanti dell’Ottocento: questa la vita di Augusto Bertoni (1818-1853), il patriota faentino da cui prende il nome l’omonima associazione attiva in città nell’ambito della promozione di eventi di carattere storico e culturale. L’associazione culturale Augusto Bertoni curerà infatti, giovedì 15 e sabato 17 dicembre 2016 alcuni degli eventi ufficiali sulla liberazione di Faenza: il primo appuntamento sarà giovedì 15  l’evento – aperto alla cittadinanza – “Racconti faentini: storie di guerra e di libertà” che si svolgerà al Museo del Risorgimento (Palazzo Laderchi, Faenza) alle ore 20:30.

Augusto Bertoni: un faentino che merita di essere ricordato

La lotta allo stato pontificio, la stima di Mazzini, la morte in carcere quando ormai il sogno della libertà era svanito. Augusto Bertoni nacque a Faenza l’8 novembre del 1818, da Giuseppe Bertoni e da Marianna Brusa. Compiuti gli studi all’università di Siena, trovò un lavoro nell’amministrazione civica di Faenza come protocollista. In seguito iniziò a scrivere anche sulla rivista faentina “L’Imparziale” (1840-1847) dove pubblicò poesie e articoli letterari. La sua collaborazione con la rivista divenne sempre più rilevante, tanto che nel 1846 il Bertoni ne divenne il coestensore.

La grande stima di Giuseppe Mazzini: «E’ uno dei migliori nostri»

Ostile al regime pontificio, Augusto Bertoni fu introdotto da Federico Comandini nella Giovine Italia nel 1847. Allo scoppio della prima guerra d’indipendenza nel 1848 si arruolò volontario nel battaglione Pasi, che combatté nella campagna del Veneto e partecipò alla difesa di Vicenza, dove Bertoni rimase ferito. Successivamente fu un sostenitore attivo della Repubblica Romana. All’arrivo delle truppe austriache, nel maggio del 1849, prese parte nel battaglione faentino della guardia nazionale al tentativo di resistenza delle forze romagnole. Ripristinato il governo pontificio, Bertoni riprese l’attività cospirativa ed entrò nel Comitato segreto dell’Associazione Popolare, filiazione della Giovine Italia, conosciuta con il nome di Falange Sacra e Alleanza Repubblicana, che agiva in accordo con gli altri comitati rivoluzionari. In seguito ad un tentativo di arresto, dovette emigrare tra la Francia, la Svizzera, fino ad arrivare a Genova, dove entrò in contatto con la madre di Mazzini. Lo stesso fondatore della Giovine Italia raccomandò Bertoni a sua madre, come dimostrano le numerose lettere in cui è citato, per aiutare il faentino a trovare un’occupazione. Dai documenti trovati finora, non si sa di preciso quando e dove Augusto Bertoni avesse conosciuto Mazzini di persona; tuttavia un incontro certamente ebbe luogo come si ricava dalla grande stima che Mazzini nutriva verso il faentino.

Una vita di lotte per la libertà

Il 22 maggio 1851 nacque il giornale mazziniano “Italia e Popolo”, a cui incominciò a lavorare Bertoni, anche come segretario. In totale i riferimenti al Bertoni nelle lettere del Mazzini sono quattordici. Nella prima lettera, scritta alla madre da Londra il 16 agosto 1851, Mazzini la avvisava del presenza del faentino: «v’è a Genova ora un Augusto Bertoni, novello rifugiato degli Stati Pontifici: poverissimo, Augusto è un dei migliori nostri, e se v’è chi meriti essere aiutato è egli». Poi continuava «so che è più che difficile trovare occupazione dove tanti ne abbisognano. Nondimeno ve lo raccomando quanto più caldamente posso…a tutti che possano giovargli. E se non v’è possibilità d’occupazione, fate d’aiutarlo, finchè non ottenga o dalla nuova Società di sussidio o da altri… è persona che mi preme». Il 7 gennaio 1852 il patriota genovese chiedeva ancora alla madre «com’è che non s’è potuto mai trovare un po’ di occupazione per quel mio raccomandato Bertoni? Se gli sforzi comuni si portassero sul far forte il giornale Italia e Popolo, sarebbe modo onorevole di dar pane a tre o quattro dei migliori dei nostri». Il 16 marzo avvertiva la madre di mandare per lui cento franchi ad Augusto Bertoni. Furono probabilmente alcuni articoli scritti dal Bertoni sul quotidiano mazziniano, in difesa di Mazzini dopo il fallito moto milanese del 6 febbraio 1853, a causare la sua espulsione da parte del governo sardo, ma il faentino riuscì a rimanere clandestinamente a Genova fino all’estate.

La morte in carcere il 28 ottobre 1853

Nel frattempo i “puri”, cioè i fedeli a Mazzini, guidati da Giuseppe Petroni, stavano preparando un’insurrezione a Roma per il 15 agosto. L’azione fu progettata dal gruppo del comitato romano che era rimasto fedele al Mazzini, dopo la scissione dell’aprile 1853, provocata dai “fusionisti”, cioè da coloro che cercavano un accordo con Cavour. Otto emigrati dallo Stato Pontificio, tra cui il Bertoni, partirono da Genova diretti a Roma per aiutare l’insurrezione e prima di partire dalla città ligure indirizzarono il 6 luglio una lettera a Mazzini per esonerarlo da ogni responsabilità sull’atto che stavano per compiere. Il gruppo s’imbarcò il 6 luglio alla volta di Civitavecchia e sbarcò, clandestinamente a Santa Marinella il 13 luglio, senza avere aspettato ordini o istruzioni. Gli otto patrioti si stavano preparando a promuovere il moto quando, dal 22 luglio, incominciarono gli arresti della polizia pontificia. Il 6 agosto fu arrestato il Bertoni. Rinchiuso nelle carceri dell’Ospizio di San Michele a Roma, probabilmente per evitare di lasciarsi estorcere informazioni sotto tortura, Augusto Bertoni si impiccò nella sua cella la notte del 28 ottobre 1853.

Il percorso e la vita del Bertoni evidenziano quindi l’importanza di un personaggio che, a differenza di quanto oggi accade, non deve essere dimenticato per il sacrificio e la coerenza che ha rappresentato.

Alberto Fuschini

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