CretaYuga: l’India che lascia il segno ad Argillà 2016

Quindici ceramisti, quindici stili differenti, quindici modi diversi di sviluppare l’arte ceramica con una parole comune: l’India. E non è una parola da poco: si tratta infatti del settimo Paese per estensione geografica al mondo e conta più di un miliardo di abitanti. Un universo che l’exhibition CretaYuga ha provato a raccontare durante Argillà Italia, la mostra mercato della ceramica che si è svolta a Faenza dal 2 al 4 settembre. Per la prima volta nel 2016 a questo festival internazionale, che nella tre giorni ha richiamato quasi 100mila visitatori, ha partecipato una delegazione composta da 15 artisti indiani di ceramica contemporanea che ci hanno colpito innanzitutto per la calorosità e simpatia. Ognuno di loro era felice di poter raccontare il suo differente modo di vivere l’arte ceramica: chi attraverso la denuncia ecologica, chi attraverso la metamorfosi dei corpi, chi attraverso illusioni ottiche capaci di generare stupore e riflessione politica.

India e ceramica contemporanea: la figura di Ray Meeker

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Supriya Menon Meneghetti (a destra) curatrice della mostra CretaYuga

Ceramica e India: una relazione per certi versi ancora molto recente fatta di natura, ibridazione e ricerca di novità. E ibrido è stato anche il nome della mostra: “CretaYuga”, un termine che può essere tradotto con “L’Età della Creta”, una combinazione della parola italiana “creta” e della parola del sanscrito “Yuga” per “età”. A guidare il nostro percorso lungo le opere esposte è stata Supriya Menon Meneghetti, artista che ha studiato con il più grande maestro di arte ceramica dell’India, Ray Meeker, e con sua moglie, Deborah Smith, al Golden Bridge Pottery di Pondicherry, nel Sud Est del Paese. Una storia che ci affascina subito quella di Ray Meeker: nel maggio del 1970 a quarant’anni ha abbandonato gli States per raggiungere l’India, e lì è diventato il più grande artista di arte ceramica dell’India. Stupisce forse un po’ meno Supriya: l’India è soprattutto un mescolarsi di culture differenti e un continuo rinnovamento nel segno della tradizione. Ci mostra, tramite un video, le fotografie d’epoca di quando Ray Meeker ha realizzato dal nulla, mattone su mattone, il proprio laboratorio ceramico. «La ceramica contemporanea – spiega Supriya – è un’arte relativamente recente in India. Quando ho iniziato a studiare ceramica nel 1994 eravamo una quarantina, mentre oggi siamo una comunità di mille ceramisti e continuiamo a crescere».

CretaYuga: Natura, erotismo, ibridazione

«Tutte le opere in ceramica di CretaYuga sono rigorosamente realizzate con materiale del Paese di provenienza», ci tiene a precisare Supriya. Per Shayonti Salvi «la natura è dio» e con la ceramica le rende omaggio, mostrando fenomeni atmosferici. Anche Rekha Bajpe Aggarwal sente molto il tema ecologico nelle sue opere in continua ricerca del contatto con la natura: «la natura per noi è fondamentale – racconta – specie se si pensa alle grandi città dell’India dove sembra completamente assente». Shalini Dam invece realizza opere illusionistiche che cambiano forma a seconda da dove le si guarda: ecco allora che quelle che ci sembrava una farfalla diviene amaramente un paio di forbici e diviene occasione per riflettere sulla falsità di certa politica. Devilal Patidir racconta invece un erotismo concreto e che testimonia la vita che non si ferma mai. Un po’ animali, un po’ uomini: l’ibridazione è lo stile principale che emerge dagli Yali, le ceramiche realizzate dell’artista indiana Anjani Khanna

Anjani Khanna India
I particolarissimi Yali di Anjani Khanna

con delle particolari performance. Anjani, che ha studiato letteratura a Cambridge, realizza un lavoro figurativo eccentrico, spesso di grandi dimensioni. «I miei Yali – dichiara – riferiti alla scultura, iniziano a vivere per me e raccontano le loro storie nella loro vita. Le loro storie riflettono la mia ricerca come negoziazione della vita. Se dovessi descriverla con una parola, direi che è una scultura “forte”».

CretaYuga non è stata solo una mostra, ma è stata sopratutto uno scambio di relazioni ed emozioni. «Per essere riusciti a realizzare CretaYuga – conclude Supriya – ringrazio Muky per l’ospitalità e Mirta Morigi per la collaborazione. Ringrazio anche il Comune di Faenza, AiCC ed Ente Ceramica e, per il grande supporto e incoraggiamento, Massimo Isola e Paola Casta. Questa mostra non sarebbe stata possibile senza il nostro partner Codognotto». Al termine di Argillà ci si saluta non con un “addio” ma con un “arrivederci” alla prossima edizione, nel 2018, dove il discorso artistico di CretaYuga proseguirà portando nuove idee, nuovi volti, nuove relazioni.

CretaYuga: Fotogallery

Un pensiero riguardo “CretaYuga: l’India che lascia il segno ad Argillà 2016

  • 15 settembre 2016 in 17:16
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    Really a good review of ceramic exhibition.thanks a lot.

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